MERIDF 5EL1NVNTÉ

lah rapprósentarsL nel ^Twsùsimo Teatro GRIMANI A , eli ^ ^

Kgio.gwsostomo

nel iSif^ncualc^

DAME.

ARGOMENTO.;

Ve due celebri amieì, che Ci- corone [ de Offic. lib. HI. 1 yaler,o Majfmo n.è.IKcap' t^Jl.} ed altri chiamano col nome dt Damone e di Pi. tja, owt/ew Fintia , fomap. P^il'iti da Igino {Fah.ctWttJi

c e ,'^»9''ello di Mtridt, e di

Sehnunre - ma henchè col primo nome fiet^ eglino nella Stona pth conofduti, io mi fino at- tenuto al fecondo , come pik comodo per la Poe- Jifrefer la Mufìca . Fiorirono quefìi nella Cor, te d, piando Re di Siracufa^ fe^„ ^^e fi fpe- ttivchi da alcuno de' fuddetti fcrittori , cib for- fè fono ti primo o H fecondo Re di tal nome t^rì) mt fono trovato in libertà di riferirlo mi ré- gno del primo , il quale effendo fiato affai mi, gUore dell' altro che fu fuo figliuolo , è L, an- che da me conftderato come fiìt proprio all' asjo- iasZTa^" ' ''^^ i'^'M fiuto

y azione principale del Brama fiè.cìe Hit- Xide avendo uccifo un no&He Siracufano , da me Appellato Timocrate, condannato dal RcDio- mjto dia morte. Il condannato <wendò' dimanda- ta permijfwne di ufcire di Siractifiz per fimi affari , obUigandofì ai ritorno demrPil (termine 'Pgmto^h , per cffer quindi condottJ al fippli-

r, L -vece :foitomettcr,dofi alla P^^^Jf ^Sllincajo che iuep a mancar .emffe d, f^a troia , e J tenm frefiffo .on r.tornaffe . Aruvl

orapih iarda , e nel punto mulefim. che Sen-

Site rm^ r'h'o^ comnée d. tal n;an^- Z e ammà di ,Dionifio che rur atto la fentcn- Z : Pudori» ad .amendue , e altra condtz.orte nm %ìi;, che quHUdt eSere ricevuto per ter^ tp

Sof i' Erice, * ^'ibfe, con la fcorfitta d >>*w>,_ft i r „kra riPottata da ef-

TV^dla fr^incl^', f>no t.tte vertta fior^- l&e , appmunarnente , accennate per entro ti Dr^ %a^d)iuale damo innoltre^rna^^'or -H'^P^g^

t^SS^fi a^nge iin Siracusa I . .nelle

MUTAZIONI^)! SpENE ^

^' invenzione e DÌrèzione del Sieppt'^ RpmpaJdo Mauro .

Y^Ordle della .^Reggia , attorniato d|i "lo?- Vy ge . Net mezzo ftatua equeftre del Re ■y'W/o,> e .^ai-Jati due Hatue pure equeftii di Mende e Selintinte. r H

Deliziofa ^nei fobbprghi di Sirjicufa , corri- ^fondente al Palazzo d'Ericlea.

NELL' ATTO SECONÒòJ^^-

. ,Ga!bift^tto Rea{e. q ,

Campagna con veduta d*una porta (di Sirà* «ufa con ponte levatoio , e parte delie mura rnez^o rovinate dalla guerra in atto d' efter^ iifabbricate In lontano Vedefi il PakZio d^ Ericlea, nfii lobbprghi della Città . '

NEJLL'ÀTf o TEa^O. AntifaJa .

Atrio magnifico Illuminato di notte al lÌaH.

A 2

ATTO-

* ATTO R I

DIONISIO , Re di Slracufa , amante In fc- greto di Areta

// Sig. CuJl9foro del RoJJo .

ERICLÉA , Principeflk di TaurcÀnirik , aman- te di Meride . i c,»;frOr-v La Pignora Catterha FuTììàg^ \

ARETA, figliuola di Timocrate , amante'^ ligrcto di Selinunte. ' ^ La Signora Marianna Pìrcher ,

' ' ■' ' #■

MI:RIDE , fmicD di Seliaum^ .aipaute d Ericlea.' ^ ' '

U Sig. Ventura Rocchetti , yirtuofo di Ca- mera di S. MJÌ Re iìi'I^lhinia \ E re di Saffonia^

SELINUNTE, amico di Meridt, amante 4 Ericlca . , "

La Signora Margherita "Grace^atzi^ '

TIMOGRATE^ confiderÀeditìiditffity^, aman te di Ericlea-. \ ^ ^ a

Il Sig. MiiY contorno Marefchi.'^'^'^ \''-)

NICANDRO , Governatoteli Siradafa i^alì te di Areta .

// Sig. Lorenzo Perdaci.

La Mufica è del Sig.Pietro Chiarini . I Balli fono invenzione del Sig. Giufef pe Salainon .

li Vcftiario ^ del Sig. Natale Canciani.

AT-

ATTO PRIMO

Cortile della Reggia , attorniato da logge. Nel mezzo ftatua equeflre del Re Dionifio , e dai Seliminte ^"'^ egueftri di Meride e

S CENA I,

Timocrate, e Nieandro, Ti. TN piÌj forte difcfa

v; rJl"'p^"^° * Siracufa i muri? V/ Crefce J opra al lavoro, e in miglior guife r^'^^ì"^ «'•«'Te il furor l'arte ripara. ^

V/. ieguo lefempio tuo, che in prò del Regno

^. Ma la gmfta mercede altri m'invola. Tunocrare, te Duce,

Cadde Lentìno e Tauromìna e Naflb:

^er te (tende I' mvitto

Dionifio le leggi a piì, gran regno. E verj ma di tant' opre ove ne refta

La memoria fcolpita

Meride e Selinunte han ftatue e marmi-

Timocrate non gli ha. "'*rmj. >. Tu ièmpre averti.

Vi iVrN V ? ''°'"P^§n' 5 e in breve Vi avrò forfè maggiori.

^^'Z tuj-'^ato il tuo gran cor non vidi A 5 Ne

< ^ ATTO .

^ ije raraér cTEf^élca toi fon :rjv|ir^ | A m Pib fetici che forti ^ *

Tornano entrambi in Siracufa. E premio Di facile triónfo

X^hieàérknm le'noz^c à me dovute^ ^^^^^^J.;. De la bella Ericlea.

N/. Deludi il fafto

Col preve»S-Io. ti R«è da -te /ichtelta- Qual potrà ricufarla? o a te negata Qual concedei-la, altrùi ?

Ti. Caro Nìcandro,. t_^r '\

Sempre ^ buon confi^tìe^ò' ufi v^éro ^an^* . ^' Tua amiìlà nòftn fh ftaiichi V ^^-'-j vi iE./fe al tttò merfo> i^icor^pehfc-" égtìal?;-*^;^...^ Non avtà il! ^enitor , le avrà la tigha , . ^.

Moflrapk^ ^lreta che fiìptavvi^

S C E i^I A IL

U..

Ay\ Piib .rifponder xcv. x.^..^^. "miìl i J A r audace amator rifpOnda il pàd^ò;,:. , T/. Da la nota di audace , . ,

Lo affolve il voto. mio. Spera-; io ditenci^ La ragion del tuo amor... Da tóiO-tb^a^^^^ ,Erpug.rierà queiraWa V ^ > - N/. Nò; che nobil cf(Dfrer " ^

Non farà mai d'un vii timor rhercedc;: Ma fol di mia.coftanzae di mia tede^ Non voler che dèi timore Sia trofeo- quel cor gentile y

p; R I M O. , j vincerà bel rigore La mia foia fedeltà. Bel piacer, d'amor nel campo Non da legge empia e fevtra^ . , Ma da amor da fe fincera^ ' .^

Veder^ vinta una bejtà ? ' . ' oi/Vi^s. Non voi^^ ec. -;:

s e E N Ai iiK?^'^^^

Tìmocratey ed Areta.: '

T/V p Iglia , tu gli occhi abbaffi; é ftai dolente? 1. Di NicandraF amor: tanto tLi grave?

Veder che^ tu. l!,apr)rovt mic^olere.. i'. Giovami averlo amica.- J

A corto ancor de la mia pace ? AK^^ padre. . i-/- Orsù, t' acheta . : Non temer eh* ìa flenda Sovra il tuo cor F autorità: del cenuo . Fjngi in mio prò... Ay, RefpirOo.

Ma qual prò da l'inganno? ' li^i^^^' ^^"c^ri^à fi pochi amicU' Molti accortezza: è le fortune h4 corfo Dove 1 applaufo popolar k fpingèl^- Wr^Non i^mólti, cred^io, ma i v?rr amici ran la flabil fortuna. Mende un fol ne vanta rn Sdìnunte;,

quelto eleggerei

T/. Più non t;;eft:an dai labbro i diielfìinefti Nomi. odiofi.^In folo udirli li fangug, TumuJtuofb 10 fento - ^ u

Spanderfi al vifb, indi -ferrarfi^I Cote f - Infioro ho due nemiti :• ^p^^ueii^^t.: ;i Ar. Ma kliQi, e poffcnti . ^^-^^ ^ 4 T/V

^ ^ ^ ATTO T/. Ne Timocrate ^ vii : ne tua beltadc E' fpre^evole , o figlia . Tu 'J foflegno più forte Sarai de Todio ^nio, Ar, Come? Maturo

Non è ancorali dcftin che ti vuol grande. Non tarderà. Ar- Tien per me arcani un padre? ' Ti. Vanne . Qui attendo il Ke . Lufinghi intanto

Idea d' alta fpxtuna i tuoi penfieri . ^r. Pcrpiìilani^uir, non m'infegnar eh' io n)C!Ì ^fer bcJJa fpcne ^ Che dolce auretta Vorri^ diil lido 'Guidarmi in mar! Ma non mi fido: Ma non m'alletta;. ' Son troppo mifera : Sperar non fo. .So che più fiera Giunge la pena ;

Se menzognera I Pria la fperanza lufin^ y

Che bella, ce. .

SCENA IV.

Dionific con feguito , Timocrate .

DL 'Tp Ra i più felici numerar [ben poflb , X Timocrate , urr tal giorno. Erice è doraa: Reggio è diftrutta. A l' uno eaT altro lido Stefe fon le noftr'armij

E qAxi

PRIMO. 9

E qui ben rofìo i due guerrieri invitti

Riceveran ne' miei Reali ampleffi

11 primo sì, ma non j1 folo onore,

E guiderdone a lor virtù dovuto. Ti. Signore, a la lor forre

Ne detraggo invidio. Abbian la icd::

Abbian la ricompenfa .

Sol dona a me, che con la figlia io pofTa

Lungi trar da la reggja i breVi giorni.

Che fpender non mi è dato

Qual feì de' molti intuo fervigio egior a . J^/. Tu partir con Arerà e a l'or partire,

Ch'io giunto alfommo dela mia grand zza

Medito ancor la tua?

Ah, togliti dal cor brama ingiufìa.

T'agita un vivo afTetfo .

Vinci i nemici tuoi 5 fe i miei vincefli.

Oggetto efTer tu puoi d'invidia a tutti y

NefTuno a te . Favor non ti fi niega .

Più che darti non ho . Refta il mio foglio.

A la beltà d' Areta ^

Lafciare la conquida . Al regio amore

Non ritarda i contenti. Ch'il difpiacer d'un rio ci vii furore. T/. Mio Re, qual' arduo chiedi e fanguinofo

Sacrificio al mio core/ Di. Quant'arduo più, più n'avrai lode e metto T/. Vuoi l'ire eftinte? la cagion ne togli. Di, Chi tra'miei cari le fomenta e pafce? T/. La beltà d' Ericlea. Deh, quefta, o Sire.

Che già fu mia vittoria, orfia miafposlia, Dt, Mende l'ama, o Selinunte? T/. Entrambi.

Di. Se a te compiaccio^ eccole altrui querele, i/. fNelJua fi pug Jagnard'ua ben peiduto

IO ATTO Senza averlo nchierto . '

Di, Orsù: vc'^confolarti A me venga EHclea . Tu qui in ^ifp^rrt* Qual per te parlo udrai. - - '

TL Sire, or gli affettL .io- 7;^^ i

Tutti de Palma in. facrifìcio ^cemvì "^"^ ( Cominciò da Famor la mia vendeti^'jdjfc- ^2 /^^w. -^2

Spargo Tonte di placido obbHo,;:^^'^^-'^ E fu l'ara di candida fede - Vinto al- fine lo fdègno cadrà .

mai più nel tranquillo cor mio, * Dove innaJza- ragione fède > Il rubelk riforgcr potrà ' ìK-ì 'I

S C E*c»l*A<^^iVx: ^ '

lEricUa^ e Dìonì/io . "En, A L'onor del tuo cenno ecco la tua^;

jTTl Prigioniera infcricè. ' JDi Di prigioniera e d' infelice il riòìrie ; '

Perchè darti Ericlea ì Ne la mia Réggìi

Queir Gnor ti fi refe, in cui pòteffi

1 tuoi tàfi óbbliafj non il tuo grado.

E' ver: hemicò al padre io gli fei' guerra; A'

Ma da lui provocato.

Pari furon le offefe .

Uefito le diftinfe;

E fortuna ne ha colpa . Io le cò'rrfeggo ; Per quanto è in mio pétérc. ^ Su : tolgafi a i kraenti ógni preteflo.. Libera fii; Di Tàuromiiia e NafTo, ^ ^ Retaggio avit® , a falir vanne il fògUó. Al dono illuftre un itiaggiordono aggiungo: ; Spofo che tei difenda,* V. ETi-

F K r M O. ir E Timocrate e' tia. Qual mai più degno E Re e conforre a te darpoffo, eaIre|ao? Ir. non riman^ da freddo orror forprefo"' , Chi dopo' lauta menfa.offnr fi -vegga. Venefico liquore;.

Qual io 5 .Signor per cui crudeF dijfiefiré'^^'^^l La ftefik/ tua. beneficenza . Ah , pria Is^l Qual fchiava eleggerei, recifo-ii crine I ceppi al piede, e la. mannàjiaUcolfo ] ' Che barba re - nozze . v - -

T/. Troppo ti Jafci trafportar da fde^^nd.v ' - £r. Troppo?- Chi fu die 'fgenitor n?«<i!fé*' Chi uccife i miei ? Chi cmpic d'mc€fif#e #mgi - Le^vie di Tauromina ? Ah , m-ai nol v^gf^q^^ Ch'ei non rinnovi ognora^ ^ i . ìmiì^l'j/ La piaga al core e a la memam^ ìhM^m J- Di, Ma lol per lui patria or ti rendo e i'e^hd\ Er, Fuori di Siracufa a te richiefi :vl ] .iT

Trar foli nga i miei giorni, Wv^M k

Solo per tormi a Todiofo afpettò.- <> Lafcia.nel fuo ripoforun^infclice. -'^^^ntaiO 2)/. Meglio penfa Ericlea . Chi^R^^cdtìflèlia /.^^ ir. Non comanda tiranno. , /\ - rf! -

-D/. La fófferenza mia tit fa oftioata : - > Parla al giufto Signor la mia coftan^àt -'^ Parlerebbe^ a l' iniqua il mia difprezzo X)/^Vedi che fol ti prego, e non pretendo.

TccaJa> forza u(ar; ma poi >^ -cr. T'intendo». ^launil^Z Tornerò fra le catene, Ibdui <: Empio Re, fc tu lo vuoi>i^ -iotvjT Ma de' fieri fdegni tuoi "^i'^^? cJ[ ^L'alma mia trionferà. oor^^fi-O^ i{r/.j c'E fe^rhai ^ indegnò nodo'^^^ ' .-/Stringerà tiranna forte

A 6 Pron-

1^ AT TO

Pronta morte il fciosjlierà.

Tornerò ec.

S .C E N A VI.

Dìonifio , e Tii^ocrau , pai MerìJe y e S^limnte feguiti da ^na parte del lorxf ejercìto .

Di T T Dtei ? ^ urto d' onda

Scogliopriacederà , che a terahecft*.

Ti. Noadifpera il mio amor. Sol tu ricufa Le nozze d'Ericlea, s'altri le chiede .

JDk la van le chiederà . Ti do mia fede . Timocrate moftm di voler partire . Rimanti. Ecco fi avanza. La coppia illuftre . Io voglia A tante riffe impor filenzio e fine.

T/. [Lo avranno sì; ma fu Taltrui ruinc.] A Meride e Selinmte y. che foprarvuengono ,

Di. O del npfl^BO diadema^ Ornamento c foftcgno , Vi eìngan quefle braccia , a cui lo fcettro^ \ RafTicurafte, e quello fen vi Aringa, i Cui di gioja colmarti, anime invitte. a

Me,. Signore,, i tuoi. guerrieri , "i Ufi a vincer te Duce,r il nobil corfo Seguon te lunge ancora. \ Pur fe alcuno in tua gloria aver dee paxt^y. Sclinunte egli fia* Lo fan le fquadre De'^rubelli fconfitti. E Tempio Iceta,. Terror di Siracufa , or bullo informe . Lo fa. D'Erice edMbla Egli efpugnò le mura . Amico o ferv^ Al tua fcettro egli fe , vinta ogni gucnsa> Quanto fonda Scana abbraccia c fcrra .

PRIMO. 15

'Se/.Sn-e^ in Meride parla

L'amor, ma tace il inerte.

EgH^ fu! mare oppofto

Fugò le Bruzie a^n renne V Reggio attonita ^1 vide

Salirà Palare fuc t<i^rn. AI fuo valore

^^ernpr^^'pppofe invano arte o difcfa»

1 remò Junge il- nemica, e da vicino.

Supplichevole a lui la deflra porfc. ^ Bi palma in palma ei tai volò; non cor fi- labbra d'entrambi. arte eJa.lode.Ì i^/. Principi, in.v^i contende

II piacer d'effer vinto,, ed.il timore.

Di parer vincifore..

Io per opre eccelfe. - Che non vi deggio ? Epiirm'^e forza^ ancora:^ Chiedervi nuovi lauri. Un' fier nemico, Turbator de' nwei. fornii a vincer jefta., jylf. E quale? Se. E v'ha- chi ardifca.^ Provocar l'ire tue?

^^^'^ R-^gg^a «lia , tra.' miei piti cari : InTimocrate, e in voi. Deh; poiché tanto l*cl.e per me, con degno sforzo ancora L. odio voftro vincete.^ Timocrate già '1 vin/e. Al generofo Un atto di virtù non da gran pena. Me. Ubbidifco, Signor. L'offcquio mio

Non cerca altra ragion, ch'il tuo cornane . Se. Coi labbro de l'amico il mio rifpofc. i^/v Mea dai voftro valor «on attendea.

Timocrate, t'apprefla.. TL [A qua] viltà fon' io coflretto ; T D/. Ornai

Datevi anaico amplelfa: Jaii'racdam .

E f^

1^. A' T T O

E fe fia che a Ja fede alcun poi maachi,- L' ofièfa prenderò fovra me ftefFo . Ti. [ AmplelTo snèntitore !

Lo dan le braccia , e- lo rigetta il core. ],

Parte .

É N A ' VII.

D'ioni fio 5 Meride , e Selinunte ,

Di, R qi^al mercè mi refta

V>/ Degna di voi V Me. Chi'i fuo dovere adempie

Lo riceve 'da l'opra. Se. S"* unifcano, Signor tutti i miei voti

Nel piacer de l'amico. Egli arde amante-

De la bella Ericlea Di fiamma eguale

Per lei divampa. Selinunte ancora . Se. E' ver: ma ogni altro affetto

A l'aitar d'amiflà confacro^-e fveno. Me-, Mio Re, impetrar poflb

Dono da tua bontà, ftringi il bel nodo

E Selinunte ad Ericlea fia fpofo . Di, O fi accordmo i voti,

O fi cangi defio . Ciò che T un chiede

L'altro diftrugge. Il confolarne un folo

Saria offender entrambi;

E avrei roffor che voftro premio or fofle

Un bea^ ceduto e ricufato infieme .

Un maggiore v' attende . Ornai fpegnete

Le languide fcintille; il bramo, il chieggo;

E può dal cor d' un generofo amante

Sperar ciò c'ha l'amico, anche il Regnante^ Alme grandi, in voi rifplende L'alta idea d'eccelfe imprefe

EJ

Ed il cor fo che v'accende W ■■ virtù la chiara face .

E fe mai fi e detto in voi Di beltà" faHace amore; Quefto in petto degli Eroi E' un àr<lo!> lic v^ e fugace

. Alme, ec

S C E N Vili; Mericiè y e Selimrjtc .

\A ^^^^ ingiuflo, a- che rifiuti- ancora r^^Xr n^an- de lamico il caro dona

De r amata Ericlea'?-- Me. Se confrfH d'-amarla , a te la cedo . -

T^^.%'^'^^^^^^'^^^»ga Amar io poffoAreta,^ 1 CUI fòipiri ardenti

Mi fpiegano tal or gli accefi affetti . Me Nonha prezzo Ericlea,.nè per Arerai

Amor.- fentir tu puoi.. ^Méride quefle gare aP^fin faranno- £ tua perdir-a e mia . Del noftro amore Sia giudice colei , ch'in noi l'ha dello..

^ ^ ^^^^ ' ed' à comun ripofo Ella Giacile tra noi fcelga lo fpofo. Quel Kczzòfo-Jabbro amato, -Sia-pietofo-fia crudele ^ Sempre grato-a me farà.. Se pietà-pkcer *fti rènde,, Crudeltà-non. dà. tormento/ Anzi '1 corr ^nell tuo contento. Più felice^fifftrà.

Quel, ec.

x6 ATTO

SCENA IX.

Meride .

S' Amo più d'un bel volto ui^ y^ro amico Amore, io non t'offendo Te fol cedo a te ftefTo ; e la ti feguo Dove virtù n7Ì chiama. ^ . Pur confeffo il mio fral . Ta or mi volgo A mirar ciò che lafcio^ e a l' or che il mifo Mi fi fveglia triftezza , e ne lolpiro. Pupille amate, Se v'abbandono. Non condannar*

Un innocente .-^Vi^l Povero cor. Se vi fdegnate

Quando all' amico Fedel io fono

Deh , vi placate ,u';ì i

Cai mio dolor. w' ' -^^^

Pùpilte, «f-H

SCENA X. /l

Peliziofa ne' fobborghi di ^Siracufar corrifpondente al Palazzo d' Enclea.

Timocratey ed Arcta.

T/- Ciglia, folco an gran mare* Jr il tuo amor mi fia fteHa . ylr. Che far poffo in tuo prò? Ti.T«tto, Erklea,

P R I M O. ij

Quanto ha d'odio col padre, ama^Tafiglia. Ay, Ah, che quel cor feroce

Non afcolta ragion . Le antiche ofTefè...,. Ti, Eh , figlia , altra forgente han le ripulfe^

Eir ama un mio nemico . Ar, Sai qual' ei fia?* Ti. Quefto a te chieggo appunto-. Ar, Ho a cor , più che non penfi , il chiufo arcatio.- T/. Fia il faperlo mia pace e mia vendetta . Ar, E M'cride ei fofTe oSelinunt^? Ti. Qualunque fia vittima prima* ci cada^»-

Si punifca Ericlea . Ay. Ma per voler fovrano

Lor non defti le braccia? Ti. Per poi ftenderle al ferro- Ai. E queir ampleflb

Non fu nodo di pace? Ti. Ah no, che face a face

Si aggiunfe allor, e crebbe il foco in feno^:

Si che Tira e '1 furor non ha piìi freno.

Parte

SCENA XL

Aretn^ poi Ericlea *

Ar.Y^K2tyì affanni foftengo, vjr E maggiori ne temo. Fr. Areta , or fien paghi

Di Timocrate i voti . Al grado eftremo^

Crebbe in eflb T orgoglio. Ay, In che ti offcfe?

Fr. Con infoiente ardir tentando un nodo,/ li cui folo penfier m'empie d'orrore. Oh Dia!

ir A T T o

Perche fofpiri?

j^f. Rei forfè nel tuo cor fon padre e figliat- ili lui vedi il nemico Forfè in me la rivai .

Er. Come rivale.^

jlr. Meridé tu non ami o Selinunte? Er, Chi per due già paventa un ne confèffa . (Ama pur Sci in unte. li tuo bel foco M'harn detto i tuoi fofpiri, E a l'amica Ericlea mal Io tacerti. jlr. Ma Cì'O Meride amaffi , ah , che direfli ? Er, Penfane ciò che vuoi, quand*io lo taccio Ari^ Ah , fiam' ambe , Erictea , d'amor nel laccio Se- amor mi pr<»fe al varco ^ Fra i cari- lacci fuoi ; Veggo negli occhi tuoi '; Che tu lo fenti ancor; ' D'amor è ^1 molle fguardo: D'amor è quel pallor.- D'-anior il dolce dardo - , che ti (la nel cor . Non fofpirar , non piangere;: Caiia<? due -fide -agnélle Ambe d' amor ancelle j> , Co n fol e re m o i n fi e m-é La pena ed il dolor .

Se a-mor , ec«

S C E N A XIL

E l'i elea ypcl Meride e Selinmte .

Er. - T^Efiri impa^icnti^

JL>/ D' una giufta vendetta ^. Che fi fa? che fi tarda? Il mal prefente

F

p R I M o. ir

E'pena del letargo in cui langpifte.

Mende Ei mi ritrova^

vedendolo a ventre o

Eoi belnome fui labbro.- Ah, ftte o Dei, Ch'egli fia mio: rfpofo: ia<ua mercede -

Viene la tiom# #oriar v e I nofìro amore ^ Giudic^-^U-nè «i -Pì^tó i^ tuc> voto Ove trovi più merto . ^ -ir Se; con. Tanior vuoi bilanciarne il pelo,. Mal potrai farlo. In ambo Arde puro, arde immenfo. Ma gloria e, virtude a te fia guida, Eccoti in Selinunte. ìi folo oggetto. Degno della tua ftim,a^ e dèi tuo afletto.

Se^ Prodezza onora i fòrti:

E fccglie amor gli fpofi . Applaufi e lauri

Fan più illuftre l'amante, e noft pm caro

Vuoi fcpglier bene? Eleggi

Col configlio del core: _ '

E Meride fia. tuo, c Se «òl UCéflì

Gloria tì&'^^féfeb'efco'Fnò, e^peKa amore-

m. Qual nuova idea d' ait^aTs dite , hvcm quefta A man così gli croi l Così diftrugge Le leggi d'amiftà quelle d'amore?

Me. Non le flrugge amiftà: le affina e purga . Cedendoti a T amico ^ Per te^ rutile fo, per lui roneUo.

Fr L'util miioi* Non lo da chi mi (prezza

5'^* Ben t' adiri e '1 rinfacci : in tua vendetta Serviti -del mio dono , e in- accettarlo Punifci il fuo rifiuto ..

Ir. Ricitfàta. poc'anzi Era un bene Ericlea ; Diventa; conceduta . ora un gaftigo ^

to A T i 0

fl'^ a 2. PrincipcTa .....

JE:r. Tacete

Qui tra voi (i contende Su' mici fponfali j e intanto Un rivai ne trionfa. Il Re gli applaude; E fe voi non troncate il nodo indegno Tratta or ormi vedrete* Tara infauftaa Me. Che fcnto ? Se. E qual rivale? £r. A chi di voi

Dovrò Tonor del colpo.'' Il prezzo io ne farò . Me. Già pronto è'I ferro. Se. Già l'ire accendo. Me. In quale

Seno lo vibro? Se. In quale

Sangue le ammorzo? fr. In quello

Di Timocrate , o prodi ; Senza la morte fua neffun mi fperi ... Tacete? Impallidite? Ov'è'l ferro? Ove Tire? Dite , E' quello V amor ? Quello l' ardire ? Chi di me più fortunata

Puh vantar due prodi amanti? Più fedeli , più coflanti . . Dite, dite: non è ver? ... Ah, tacete, anime ingrate, Senza gloria , e fenza amor . Prezzo forfè io fon vile Che non merti un atto forte? Ma vegg' io che fol la morte Darà fine a.1 mio dolor. Chi, <

se E-

P I M O. 21 SCENA XIII.

Meride ^ e- SHinunte

Me, iyl Seguir ciò che ragion tletta e configlia- Se, E' ragion che impunito

Timocrate ne offenda? Me. Sacro nodo di pace a lui ne ftrinfe . Se. Tutto a l'onor daremo,

Nulla a l'amor? Me. Nòn fono, o Dio, non fono

De U cara Ericlea ftupido a i mali .

, fi difènda , amico [

Ma ......

Se. Qual dubbio t'arrefU

Fra Timocrate e lei? : che faremo? Me Ciò ehe l'amor, ciòchePonor richiede.

Per lèi morir ; ma non tradir la fede .

S C E N -A XIV.

Timocrate^ e i Suddetti.

■■■■ lA li ' .

Ti. y^Oppia illuftre d'eroi , per cui più grande V-^ Di Siracufa^'I regno, al valor voftro

Ben doveafi EricJea.

con nodo di pace a voi congiunto,

Còn vói ne godo a un lieto amore applauda Se. Tim'ócrate , ti badi

Gioir di tua fortuna.

L' infultar non conviene al generofo . T/v Suqualdi voi cadde fonor del doiio? Me. E' tuo acquifto Ericka,

^ rh T T O

Tt, Meride, io Tebbi

Dal mio -Re . La iuaivtlcet^ ; ; \

Riconobbe il più dcgoo . _ M^. Sono i Re, berich^ grandi, UQpimianch «ITi. Ti M'afTiftè la ragion Uè' miei trionfi .

il Re me la doM^A -'Chignon A' <3tunni, ;

Merito non sivAa per-pttc^ei^Jf^. 1 q .v^^ 'J^. Merito non -avf^?-i^.,fj*f ; / 3 --^2:

/Tiro di 1^9 m^mi^'m- ^^^ -^^^ •ub lono'l K or)' No, Selinunte, -pTi .'Li'^.

Ti fovvenga la fede , c r.ire aftrefU-. Sì;, mi fovvien Ja 3 ^^y^ ìli cenno del n^ip^llc,; -yj^^M^ ^Ma troppo orgoglio l in te.:.^ Penfaci, e treW;- j .ifidub -^^ :Se la tua andada^in t iT bv!

Con nuovi oltraggi ed onfie . L'ire provocherà; •Quella per te farà . J.' ingiXiria> efliema-i

te.

:S C E U 'A '"^V.

n A L punitor nWo 'ftkgpo U vìi fi t^lto .

Ma Mende ti udì .^T# fiol fgaiWi"^: .w. Ti. Ei ftgue il fuo coll^me - ;.i ::^J

Di fuggire i ci*n€ntiv;. , ? jalJini'J. Me. Pi& che non hai t\i c>rg<^iioegliìl^^?iJtude; T/. Ericc al yiróm viftnc^ di'tei»

P R I M O. 'II domator de i marii* Ah, Non giungono i tuoi fcherni a farmi óffefa. Ma rifpetta l'aniico.

Jn atto di partire*

Ti, A Jui rifpetto?v^ - < ^

ini ^n- i JeguendoÌQ . A lui , cbe^ appena Teppe Sotto il mio impero, di volgar foldato, Non che di minor duce, empier le parti.

Me, Timoeratc. . . . come [opra *

Ti. A colui, Che con vittorie "fimulate e falfe Le antiche macchie ricoprir prefume?

Me, Timocrate ....

Ti, Io rifpetto A un indegno, ad un vile?

Me. Ah, troppo già fofferfi. Un vii tu Tei.

Snuda la Spada , e va incalzando 1 imocratc dentro la Scena »

'Quefto colpo confacra im giudo fdegno .A te, offefa amiftà. Mora l'indegno. Aimè! che feci? aimVI freddo terrore Tutto m'ingombra... *IlRe... Fonor.. la fede. Eh, tacete impoituni Rimorfi del mio cor. Il Re, condanni Se può l'opra mia giuda. Onor, mi chiefe Il fatai colpo. E fe-lafe s'infranfe. Colui ne ha colpa, che con nuovi oltraggi L'amico offefe e me. Eu degna pena iVlorte d'un tasto error. Così dovea Guidamente perir quell'alma rea. MfY, Cadedi, fuperbo;

T'iiccife il tuo orgoglio >

\3ìi

ATTO Un giudo furore , Uoffefa amiftà. Se fede non ferbo; i,' iniquo tuo core> La gloria, T onore Ragione mi farà.

Tme Atl6 Primo.

ATTO sTO^a>^

<Jai>inettv» Reale.

SCENA I.

Oiomy$9f e SetimmUei

fc. Qlgnor ....

<Oi. 3 Seiw» il tuo aoiiico^

Smnto da giufto fdegno io ìo pttcedo»

VI Timocrate, o "Sire,

Won ha termine o frcn 1^ audacia e '1 fedo.

Non fu I oflèquiD che trattenne il colpo >• , Meridc fu . Mi Wftimentò la fede : Coweffe Pire, e a la ragion le ini^fe. . Forfè non avrò femprc ^ ' ' \

Tanto impero 'in me ftéflb ; " ^

Che un infolcote ardir nuU fi foj)p.orea.

f>/. IZ-^^^i» ?'^^^i^c, Gàmico JngUérra^^^ T AbbracàanMo I Daec

Il ficmo tutelar fti del mio^éfiop, Ciì> che già op^i r^' aJ/.fiò éhé jwé'aiT^dwàmr'^ Ultimo 4ion fi coirti Fra i pregj tuoi»

A Air,

Da Selintinte jtucfu. JM<f. Ei meritava

Quella pena 3 Di. Mia tìira

Fiain avvenir. parvj co«y)e{^ c norma.

J?/. Sedetevi^ e mi udite- -cn'^l'l

Tutùe'trertsdi^y\o.^ r Principi, ;^ei,Blc w1ìro Jo fCl^^^ Ptìma l^ofior cheia:^3r|ui«^,f jqhe.tijotefle oflwfià2^tV> . ^ ' , / 1 ri ^v< •''Sofferiia nófl fana vl^.l-:v.^o.aTOX^- ' « *'Ij)ri giil^fìizia h)i prgglo ;,c.V>

^Fèrtidatticn^o. « foftegno .\ ^ . j 'i

Anche data a un yàiTaIKobUpa^^itJ;«!|S<^- Voi^ "per ciii gmnde.e^l^iù temuto u^s^^o^ Ericlea mi chiedcftc., c.,fi>e ne inc#]bf. P£pme(ra.akriii,:4Qy^ 4^

iDi. Mi retta, .. ' . ,^ = -j-.. -i^ji-O^ Cif^ diìvi'ancoi'feffe meri grave . Ad ambo Ericlca f i<rufai . La^tolé a ^n /olo . A Tund^e^ raTtroc|uaT mèrced:eio deggioi E ne le due ve Uotfro . Mie Reali geimW.^n dòlio illultre . Compenfl i'.oina del ,pr^itp^^ ^^feìfVx :\<S '

^-'^Jvere l sfortuna^tQ : . J

Primo Mpèt^mpot^nza i^g^i^ fe. Da tua bontà-foVi fom^^^

Che dir non^fóV'ftrn^n ^. ., . -janilU Meride l'alma da ftùi^ore.tjp^elpi^-i

S £ C O ^ 13 o . ^ Mf. Quanto per Sehriurìte Fa l'amor tuo, gli fi conviene: 5^ p^iufl^.; Ma per Meride, o JSirc,, - ;

Sofpendi i dpnijriioi. !. Mcride tu'mi VUOI .... Ma cSjf;sl;ij^ce

« E N A-

Areta\ t i futUtenìi

*a > ^Wba modali mioiotpte ^0W(? di erararc à^or^ ,

Dì. Arèta ....

Af. Eccelfo Re jiafllicia imploro. : ^ aevi-a te iaiJevi d|>iaìito.., D45io!

"Vendica il padre mio , T>ì. Tuo padre"? ^e. Che rqai fia?

JVf<?. I Mifera ! ) ^ ^

Morto è li tuo fervo . fl.itiib^fti^n padre ©/. TJmocrate! .X^orto. ^r. Egli è morto. ' ^ » rr

Han veduto queft^occtó;-;:'-^

Il fuo fangue fgorgar rfaffianW àpèrto i

%icl fftflgue a lui fimafto

Da tante ^erre^ ove pet te^o fearfe.

Stefo fu ferba il vidi . Ah! quà^ il vidi?

E 1 trovai fensa Vita > e feijjs^ ayprne

L' ultiitro addio ....^ifnahcà

La voce. Io non ho tanto . Vigor »... che più mi iafcr l...

Ma al piti giuRx) de i^Re pàtli il ifhlo piatito ,

i8 ATT O

Se. Chi mai V uccìCtì Di. Arcu, Un padre tu perdetti : Un amico io perdei , Ma Tamor mio ; Non \ morto con lui Vivrà per te Ar. No, Sire,

Non cerco altro conforto $oI vendetta dimando. Deh, non lafciar fottoil tuogiufto impero gran delitto impune . L'uccifo era il miglior de* tuoi vaffalli; Era il tuo piti fedele: era mio padre. A*. $1, ti giuro vendetta*

In vans* afconderì T empio al mio fdegpo Ar. O de i gran Re foecchio ed cfempio , adempì Tua rcgal fecfe . Il mio dolor l'accetta Oggi del reo la morte Per te giuftizia fia : per me vendetta. VMorte, grida, e vuol rigore , \ L'innocente pianto mi#, 3E r efangue genitore . ^ Chiede fangue per pietà. Ti farà, Signor, pietolb Nel punire wi traditore Sin r iftcffa crudeltà.

Morte^ €c. » C E N A IV.

Diànifio , Mtride , e Selimnu .

Di c ' ^0^® ^ morte

^ Mi è Timocratc tolto? Ah, generofi, Invan voi mei falvaftc. Altrove altrove

Ire

SECONDO, Ire in traccia, convienmi Del flit) «ccifor. II troverò. Supplici Per punire un indegno St giuftizra non gli ha; gli avrà lo fd^gno^

Parte

S C E N A V.

Meridej e S et inunte ^

Me. XI Ori penfar, SeJinuntc,

i\ Che il mio lungo tacer fia vii timare .

Chi Timocrate uccife , e qui fcn venne Se. Che? L'ucciderti tu? Me. , la fua pena

Dovuta era al mio braccia* Se. Ahi! che facefti? ^ - ^

Tu legge a Tire mie ponefli c inodo\

E libero a le tue lafciafti il freno ?

Se r amor d' Ericlea tanto era forte

Io pur te la cedea. Me. Si più giufto» Fa torto

A lincerà amicizia anche un fofpetto,

Nonché un^accufa. Al colpo io fui cprtretto.

L' amante noi vibrò ; lo fe T amico . 5*^. Perdonami ... Ma cinta

Da' Reali cuftodi ì già la foglia .

Ogni fcampo ti \ tolto . Me. Ne '1 vorrei fe V aveffi . E' troppo caro

Morir per un amico . 5*^. Morire? Il noflro brando

mojlra metter mano aUjfi, ^ t

Via CI aprirà .... - Me. Ti acheia .

Vincer non^puei J'inderabil fato^ Ma vo\r}fc vegga e Sei i n unte e'f mondò^ Nel vicin de'mki giorni eftremo iflante^ In Meridé r'aznicQ^ e non l'amante .

S C E N A IV.

1>^./^ Hi detto avrJa^v che.con franco afì^etto-, , BcaJdb ancor de l'àltrui.flrage, oiafìT Por piede in quarte foglie , onde fìon efc« Un reò che concfennaro ?' Ti mocra te uccidevi .11 tuo delitto Ti mani^ita. E fil, chi vide il %ra^. E 1 colpo, e r omicida^ ; /

O comando fchernitaf ' ! /

Oropra fed^f^o mine colpe in utóT- '

Me. Non arrender, Signor, cHe in taf deffino Tenti dtfcoljDa^, o grazja> implori . morte Troppe volte andai cèntro Per averla- a temer: ne pc4'4o$^ f tieggo

^ Dove error non conofco. "X,/. ^, V Se Timocrate uccifi , V ' !

Provotrato r ucciti . Il; tuo coniando Potea farmi olibjiar le acid&te oflefa, Non impoT fèfferen2a a^i nuovi infulti.. Egli volle morirà . Al facto patto Ri' mt»i pace' giurata io non mancai : In lui che il profariS, 1q vendicai-

I>j. Ingiurie tu pretèndi;

Ed jo vegga fèrite , e veggo m effe

Il mio fprezzo , il'mio dhnno; e ne avrai na^rte*

Se. Gran Re, clemente é giufto , . Di Meride a !♦ trioni ....

Di

s E s a N ù # .

J)r, No Noi tutti cancella,

L'ultimi^ feflfefa^ i*beii*cj antichi V

Oggi morrà . . ^ Me, Tu '1 v-uoH'i^ giVifla e K^^perta .

A te difpiacqui ; c la mia colpa e fl^clpi .^.^

Non fi cat^ìi%pl«;ió^^,c^'^;

Un fol favore im^gm :.^J.f

Ofcir àiSiracufa. -"^^^^^^ j'^: 3- Ritornerò prima cHe. cadi' iF gioi^ . <y

D/V Qua! pcgnor l^fòcrefti ^k ^^'^^J^ .

De la vita pili caro ^ ; : ' J

M^". Mia fede. , fv-^f/

JD/. A^ cui mancafli .^,. ' ' . sn^^ V'^ ??'

JWf. Ven|too i^tuoi cuftòdi 7

JD/. Fàcile è guadagnar T anime viR. '

JT^-. Che più fi cerca ? Ortaggio per Tamìca * L' amico reftèrà . ' h

DI Tìi, Selinuhte?^

M^ride condannato; c s'ci nòil^riedr *T(3 i¥3ofT0fti -per lùif '.\

Se. Mancare al fòrte

Può la gloria^h mtì^rìr ; mar Do'rt;j[a mortr,-^

Dì. Avverti V io nprr^perd.Dtro ..^ Ove deggio punire; ^ V.

Se. Di vivere ho tinior: itoti' di mcfire

DJ. Penfa, Tanto di vira

A te riman , quairto di l^azio aP giorno >

Se. Il mio Mo Ipavento e^l -fiio ritorno.

K 4r SOR

s c e' n à vii.

i^ibcro ufcir di Siracufa. Ei tomi U $ jnvoh al gafligp, |?o in Qhepumrfo . 111 Timocrate uccife. E moti r deve . . - n'* '"^orir , fe libertà gli doni?

Refta per lui l'amico . E s'ici non ricde ? JJ/. Morirà Sclinu;ite.

Cuftodito ei; qui^fia . Meridé parisi, 'r. Ne giuflizia fi do%a . Oa la tijia mna. .> perfido cote-;- i \>

O vivrai fenz^amico, e fenzaonore.. Affretta il tuo ritoruto: a Mer. Kainmerxta la tua fe. Penfa; fe ma^^a il giorw) « J^/i. Convjen morir a te. Giudice^ amico e Re q Voglio vendetta . a E tu con miglior forte Nel fortunato Elifo , Sazia di fangue e mortt, Preparati a goder, Oontm diletta .

Affretta, ce,.

S C E-

S E G O N D O.

33

S C E N A

vrii.

Di qucfti, dono tuo, cari momenti. Deh, non perderne il merto Con un folo timor. Se, Meridc, amjco, '

Donami la tua mortè, e fon ftlicc* Me. Amico, tu non m'ami.

Se perfido mi brami e fccllerato. N/. Mcride, a tuo piacer rimanti, o parti.' Me. Ti lafcio, e tornerò qual la mia fede '

Vuole ch'io fia. * Se. Ciò Tamor mio non chiede. Me. Su Tali rapide ' ''^ > -^^

Di bella fede " Veloce il piede Ritornerà, Sai che fe dubiti L' amico offendi : E fai qual' anima Nelfcnmifta,

Sfi te.

SCENA IX*

Seiimnte, e Niem^ro,

Ni. pGli parte. Tu refti. Jo ti compongo.

ir P>, °' f*'^ * ^*ò» «h'eiiieda» Ni, E 'J credi tu ?

N;. Meride ^ troppo faggio^ onde ritorni' A quct, cui t'aBbantfona;- irftintt) fato. Se. Ciafcan mifura altrui col proprio core-. N/V Prevàie ad og«i affetto il proprio amore > $e, , . Del mio cor parte più cara^ ^^"^^ ' Fèl morir per d&rti vira : inr^.H': ij^i^^. p^^^e a un'alma forte.

Vota , o tèmpo , io fol driìo ^ Veder T ombre , . e a T or gradita^ . Venaa pur , venga , m-ortr .

s t: E M A

NL C Fortunatò tirtìocrart !^ ri;V fotw ^

P Concbe placarri ombra mf^polta ancora

Vittima ti fi appreft'a^ ^ ,

Ma non la tua Che mi^-cif

Ne la Reggia Ericka? Ir. Nicandro, c dóve, ,

Dove Meridc fta? Dòvé il forte-

Vendicatore? Ni. jji^Siracufa il 'cereri? ^. . ,

(#c*^qui Selinunte. Egli ^ fr^^OT'^^ Ir. Per M^xide ftoiti pen*. Q Dip ! Tu taci! N/. Meride ita libfertade,;

E Selinunte è prigioniera . Ir. Ma coific^"

Chi Timo^rafc uccife? . N/; !^ìd« , e; grazia Otte,ti|ft ^ . ,

*JÉr. fi'Sehrtunte? fa ..VL

JV/. Cadrà benché lanocentc ^•^1^^^'^ T ff.- Meridc 4un(|urpeT * ^^^P^g^

S E C a : W D 0 \ J5 Fugge la pernii e fmì rpfifir che il {^rra^ Tronchi a l'aniico l' onorala teftai^ Ni, Così a^vcffrà , qwaado ricadente Sole Chi partì non ritorci . Ei lo promife , Ma ufql di S'^3t/c^(^ ^ in^ ya^fl- più attefòv Ir. Miftra me r Not^ piangeri^" il tuo amore Per Selinunte, fortupat^ ^c^aj, Qual per Meride il; n}t6y Ni, Che mai dicelli ? ^ ry

Per Selinunte Aafcta arde d^arrn^re?^ Er, Quando parla non^ mente un gr^an dòlore. Ni, Bafta così . Confol^^i È^icieg;, Non farà i' ÌBf^^ ipe . ; •: ^

So il mio riv%Jf e vencjicariiai pr lice. :- :liJpn penfi inq^^n$^ri|>ì Fiera beltà tiranna; tUfii mi ^ifpr^ezz^ e ingannai Sprezzar anch'io faprò.^

le infelici rchiar-^ Dei fcoiifi>lg|i am^fitì;

Del tuo furor mal cpnfigliato . ?ior{(^ Morto è '1 nemico ti^o. Pufa v^ii4cWè * Se lagrime mi ci^fta! ; . , , ; ',-1 In periglio | Tanaacte, ed W -^i Ei ti cerca pejs 4wi

ultimo addidr; Poi ls^/(^%gl^fi^i\chi^nì^ Dovje,^gV>r nw vpfria,. Fi^fo ciwnyor ConfjgUar n(4 paf^'^ . ; .

& C E N A XL

«Cor

Geo il frutto i ^^riclea,

B 6

^4 ATTO I

fih a viver ne» a morir . Dentro al mio . Voti oppongonfi a voti , c brame a brame . 1 M' uccide citinto, e mi fpaveik^ i^&mc . Quetcaro fcmlwaiite.

Bel dóno d'Amore^

Rccifo - quai fioro

Da bàrbara, mano^,

Bai feno dìvifo,

O Dio, mi fari. O pur ei non cade

La bella fua fedfc

jMacchiarfi dovrà.

Ah, r>lma non ved^

Fr» qucfte più fiera

Qual peiìa farà. QUcl cc^

S G E N A XIL

l^mpagna con veduta d'una porta di Siracufà^ con ponte levatoio calato , e parte dd le mu- la mezzo rovinate dalla guerra in atto d'" cffere fabbricate . In lontano it^ Palazzo tf'

- E^lea ne i fubbor^hi della Città .

NicandfQ^ ed Anta.

N/. >-pAnto af&nno perchè? Ar. JL Meride falvo, Son traditi i miei voti> vendicato è '1 padre . Vi. Di Selinume il fengue . . . . yfr. Con un fanguè innocente Nón fi placa ombra ofFcfa . Hferide ^ Puctìfor. Meride io ViìgK^ vuoi? Fa che alla fcure

S É CT) N l>. 0. fifr, La vittw;^ ritorni ., Eiia è fiìggit$é\]^

"-Ma cadrà la rima% .' ; ^ ...iu.il r^w..>

v^r. Vp4a apn.^a. I^QiirvogIia>n ^u) in^i'"! :^ >Per Tcmbi-air vendicata e^forè fnrqiii

IV/. A reta , ota conofco ij/rn io rivale . r: Nel tuo dolor goardo^ 'g^elofa A wfe/f "Selinunte ^^l tuo aiTi©r>: v^v:: l - _

Ar. [ Deh ! come il feppc ?;)nr»:io:) -3. ,f

10 SelinUrite amar ? 6do«^ tt av;. Dillo. Ti pòflb 1:

<ìiovar più che non peàli?,^ liS-potec:tiìÌÉ "Sta Tuna c raltra vita . , I

Vuoi Mcride a la feure ? li dàiiò éftkto

Temi pèr *Sclinunte? Il darò falvo. *^Spera iri leandro un aanaibr <iifci«to , Ar, Tardi in chi amar non poffo

- A m m i ro u n^ deg no. a raà h t«^. .^V» ^

Ma tu che a prova intendi

Qua! fia d'amor la fbrèa. ;:)■-! - .

Scufa , fe 'non ti amai .:.Tcufai:jfe amandb ;

11 bel' di Sei munte. >. ) -Qt l 'Ni. Ah /lo dicefti al fin. Quefìo 'puf ebW^

Piacer, che t^ho deIuTa,'é mi credefti.^ ^ ^Vuói Meride a la fcure? Ihdarb falvo i" Temi per Sei iìi un te? Il daròeffmto* '-■ Lo prometto è '1 farò . Così ^ n {pHìUté^ Piangerai Podio tuo fenza vèndeha tv . . ^ Piangerai l'amor tuo feriza fperaiiza##^^ E d' inutili pianti ' ^ .

Spargerai diiperata è tacitùrnà 6mU.^ ^ Del padre e de i'amant^ j1 rogo e l?uttiai. --i Tu fei Tempre .1>J leandro V : : v,' .i^rc.'.l Ma non periTar di fpavent^rmi » Aineota^' - Non morì Sei i n'unte . ^.m^ l i r~

Mende può 'torn^ir . . A pìb cìel ,trQnj9P - . . r B 7 un-

?8 'A T T O

"Giungeranno^ e avran forza i mici latnentii

Con ramar non m'alletti,

E Tatti tue non temo , e i tradimenti II mio fidò e caro amante ,> Ha bei vifo e nobil cor . 5, Imparate, alme gentili, Nuove idee d' un véro Siràpv . E' coftante c generofo; " '

Benché fembri un tfaditdf ' Ah, quel volto è pur vezzofo!

B:rr„ Ab; quel feno è tutto àrdorf

Imparate, alme gentili, ou\i% Hmm idee d'un vero amor.

!Sr?.é i^f. N A XIII.

di".'

jEriclea dalltti Città ^ e Nìca?kira.

Ni. 'Xjlen Ericlea.r

JEr. V Nicandrò . . . .

N/. Qui diMeridcin traccia amor ti guida .

Er.Ov'l? '

N/. in tuo foggiorno

Ori cerca, o riattende. ^ ' .,.

i'r. Incontro che dei par bramo , e pavento'! Ni, Bea può arredarlo una cara amante. £r. La vita dei? ;n mico è a lui più cara . Ni, Mira,, Ericlca , chi a te rivòlge il paffo .

Le mo/tui Mende che vienc^ JE'r. Aimè/ j Ni. Tremi per lui Tr, So che lo perdo . Ni, Vivo il brami? Er. Anche a corto

Di tutto il fanguc-nìio ,

Ni.

S p C O N P O. <.^9 J^/. Pianga il tuo amore. r.rj ^ JTr. Configliando perfidia , Io vii taer^i,-

Mancando a fede egli farebbe in degn^v Ni ( Ciò che nie-ga,ra&iòr, farà lo fà^gn^^y: ^

Me-. A Nzi eh'iorieda ove dovei: m'attende, /\ Pur mi c dato , Ericlea t 1 / Il piacer di vederti . Io vl era in p^na E ne partia dolente. = i^; s

Con bel dono i duri fati aflbJiyftii V/ Ne a temer più mi refta li '

Che il tuo dolor : ma tua virtù !©' viaca : In^ pib a bramaf , che il tuo ripofo e qìiefto Lo avrai da Selinunte, a cui ti lafcip.' Egeo l' ultimo priego : ììu'1

Bèi fedele amor mio. VìvIVhÌ'*:^Ì^<3^»

£k. Nel fiero eftremo addio rj "ijyj^D iV3 Io tutt' altro che oltraggi J n'^b:)!! Dar tuo amor attendea ; Meri<ie ingiuQo. In breve a morte andrai . Se al tuo dovere Contraftaffe il mio pianto, e in te volefTì A cofto del tuo onor deftar pietade Lo fàrefti per me? Vattene pure ui* Ove fede ti chiama , ove amìftade.- Adempì il tuo dover. Vi applaudo anch'-io: Ma in tal deflin tu pur rifpett^ il-ipio .

Me. E qual altro dover t'impone amore f

£r. Quello di morir tua. "■■

Me, Taci . Morendo Forfè mi dai piacer? Mi rendi vita?

-4^ ' X -T T O

•^r- Viver non deg^^^io altrui a tt^-iron pòfib Vjv^nfo- a; S^rint^nte a me pur vivi . Se^^te i^blev^fiia^.^pcrch^ al fuò bxaccix) Nofji^fcmre T ohor «4 merkarmi ? '

'avrei periuro,. ì;ver : d'-Altro io farci;. Ma la ji|a morte almen. noa »a;?gerci . ^ Vedigli; ingii^ftf^ fèi." ^ Potea Meride vii darti a T amico; Noi può. Meride forte. Ma chi forte mi fe ? Chi fvegliò T ire ? . , Gwi ^Fimocrar^ ùccife?^ ^

Non d''EricleaT^lTJor,. .noa il comanijp;

1,^ armicó i^torti , A me queb cotm Noa dei . ma a^ Seiinunte . Ei me pronte- y^àm^ ErMé^. Mmde il tenne. - Che- vuoi di piiS ? Sin qut:a\ftreiii(y addia

Seiitiufife % (l0no ^^^V^fèriditi a ragion. Renditi a'prieghi . Sra>^li.€arbrartiko ad Ericlea, conforte*. Tua fe mei giuri: , e vo. coatcnlQ i nijqrte ,

E. 'l credi ? e mef cpnftgl j ? ' ; ' ^

Uccidimi , 0;i^i^del^^. fèn^a òltraggiifìtii ^ fk^ y té^,^^Evi(^ y rimanti , in|;rata ^ Ticro .

Kfoa con addalo di pace,^ Ma 4* ira c^i. dolor. Meride lafcj Te per 1'* uJtima volta . Io not credea, vìt '1 meritava .. Afcolra.. Lo ferma.

Meg lio. ^ Volano: % rnomenti , e per te fono V. ; ^ Più fiero .

Già miféro, abbaftanza i"**. Cedo,. Meride, cedo. Me. Ù ial fin giufta Ericlca!'

S E CONO 0 . 4^ ir.' ti precedo . .

Ove del noftro^ amor s' agita il fato . Mi unirò a Sclinunte . Al Re profilata Pregherò : piangerò . De la ima fede Faro ruiti;ne prove; e poi quand'alerò AA oprar 'iioa> rimanga al dover mio ....c

fermandofi .

Me. Vivrai di SelìtiUnte?

Ir. Vivrò .... Vivrò m% poff©

In amara- partita^ ^ Di^ morte' afficurar ma non di vita . Mf. Vìvi , o cara^ al dolce amicoC, E contènto io morirò. ./>^ Ir. Il rigor del ciel nemico

Tòkrar io non^ potrò. ..r^ M?. Vivi', mio ben , )

Ar. O Dio , che^ afifentiQ^

Er. Lalcia, crudel, Me. Vivi lieta, io vo a ^lorirri £r. Lafcia lafciami . Ar. Fiero cor , defio tiranno ?

Che martir , che; crudeltà ! Ar , . -, del crudò acciaro

^ ' Ah , che pria f^^^ ^^^^^

U dolor m* ucciderà.

Vivi , cc^

S C E N K XV. Meridt .

Anne, Ericlea. Seguir tuoi palli è rifchio > Arr^aarli e delitto o

B 10 Se

ATTO Sfe tamo non ti amaffi , Meno ti temerei. Bella amiftadc^

I più teneri aflètti ecco ti. fvxno.

Ihc^minandofi pef entrare helìà Citta ^ ^, ,^^.Vfde aJzar/i il^ ponte e chiuder- glifi' f entrata .

Che veggio? Alzafi il ponte,

Al pi^ cbiudefi.il varco ? Ai me .' Fermate ;

A me tocca morir. Ah, qua! orrendo

Tradimento crude! ! Di S^linunte

Cade recifp il capo,.

£ Meride il recide.. Il Re, le g€nti

Che ne diran.^ Che Selinunte? O Dio!

Qui poteffi morir .... Morir qui pofToi

Ma non falvo Tamico

Noi falvo? Aimè^! Febo il tuocorfdarrcQa =

Re , tu fofpendl il cenno :

Tu la fcure,. o miniftro. Ecco già vengo.

A me quel ferro : a me quel colpo . Io porgo

II collo: io piego il capo. E col nome: fui labbro

Di Selinunte .... Ah , ch'io vancggio;e intanto Vola il tempo il mal preme:it riTcbio crefce ; E nuoce il difperar . Deh , che far deggio»^ Degno m fon , fe col mio duol vaneggio- In feno alP orroie

Di mille tormenti',

L'amico ( che pena! )r

L'anrico infelice

In languidi accenti

Al core mi dite:

Io moro per te. O Numi poffcnti,

Con-

SECONDO.

Gonfiglio ed aita Serbate Sementi Dell'uno vita DeU' altro la fe.

In feno,

.1

Mine dèir Am Seconda,

44^

ATTO TERZO

S CENA I.^ ir idea , -

^' Cieli qua! nuovo oltraggio,

\J Caro Meridc mio, ti fa la forte Pianfi tènera amante il mo morire, Or con cgual martire' Piangerò di tua glòria il lume fpento Da un crudel tradimento? Ah, molliaffetti Cedete al fine, e tu mi porgi aita, Bella vittù. , fcoprirò gl'inganni: Mora l'amante, oh Dio? Del riiio povero core ad onta ancora y Ma Tonor fuo, ma la.fwa fe non mora. Se quel vifo m' itìnailaora ; Se m'accende il dolce fguardoi ^^el mio fert queir alma ancora DI virtudc accenda il cor. E fe avverfo il fato rio Vuol da me dolori c pianti ;

Antifalal-

Se rca

5 C e:.

T E R Z O. 45

s; c: e: n; -A^^^^ff-^ìf"^ ; ' ,

T\Unqw ad infemia^per timor d^ffi or te U Mend^ fi abbandona?: II fai tuGerto? Ni. Signor V con Etielea^ ,r r j . Io poc' anzi il lafóai , ne' fuoi fcordato Teneri affetti A lui più non fovviene la fua glòria ,, n^ F .altrui periglio . Di A r amico cedirta-

Ei non l' ama o men 1 atna . N/; It'cedcrl-ài era. un'-artc ^

^Per farla foa . Non Tempre e genetofo Chi affetta. di parerlo, . Di. in . lui duna ua amiftà fu.fwprc ingaimo ^ Vi Prova deir amicizia coitànza

Quella chcpuU nrancat non %*mai vera , Di Mifero Seìinunte ! Io qui I attendo. tJi F dégno di' pietà ; ^ura non avvita . Manchi a ftdèv le indug;. Gettone i Qra^^ ehi in oftaggio reflò , fua voi le^, ^e fere . Egli la, pena, altrui.. Giufto 'e che mora

s. a E: N A, in:

Selìnunte con guardie y e i fuddctù .

Di. q E^ì^"^^^ '-^'^'l^"^^^^^^^ ^ men-te. 'ombre- pre^ìono, il giorno .

E .Méride fi abufà m P amor tuo. Di! me fi ride oftefo.. Di te fchermto . In lui. I!hirei. con paté la morf^ frtrtetrra .

In:

A T T Q--

In te la do corretto;

Ma coftretto da te, che ti facefti

Reo debitor de l'altrui fallo e pena.

Tu, prima di morir, dì, far pofTo

i-.o(a a te cara , onde jI mio cor tu Teoria . r-. ^^11 ancor farei; ma md divieta e tpoHe fe:^ La Rega.l fede e la tua legge iftef^.^ ' ^if. Signor, tutti i miei votilo chiudo in quefìo

Che tu adempia la lenee*

E Meride fi affolva.

T^I morte a me più vai d'ogni altro acquine Affrerrala, ten priego. Ogni momento ^afta a tormene il pregio . Ah! Te ciò fofle . . Amico, refta ancor.- ch'iot per te moro. V^. Come amico dir puoi chi ti abbandona? o^. Morirei di vergogna,

Se oitraggiofo timor mi entraffe in fcno. IJ:. Giunta è Pora prefiHk. M. E Meride è fpergiuro . Se. Egli efler può te l

Mifero, ma non reo# M. Lieto è fefteggia

Con la cara Ericlea . Se. Pietofo uficio ^ ,^ ,

Chiedea la fbonfblata. Egli ì^àdempte ; Ma pur troppo verrà. Che piìi fi arrende?

An . che la tua virtù chiede fupplicio . Ld invoglia a perdono. Se I>ì Mende col rifchiò ? A me fa sdegno . Coi Ja menti di Areta ? A te fa torto? Dal dover ,di cfler giuflo Nulla v'ha che ti affolva. Se in prò del Regfio tuo nulla fec^io, Morre, o Signor, e prontamorte imploro. Vi. Morte a chi ihrondanna ognor vicn pronta .

Se,

TERZO. Al

Se. Mai non giugneche tarda a chi la brama. Ut. Racconcia i fuoi prieghi. I miei v^g|iVitigo, Dì. O di migliore amico p . V .^^-j] /c Degno, e di miglior fòrte, r \rj Vanne; Fra pochi inftanti Non in pena, ma in dono avrai la mòrte . Se. Bacio tua regal deftra, e accetto il dono Salvo l r amico y ed òr contento io fono. Vedrai qual alma ho in petto, Che paventar non fa ^ . Di morte el fiero afpettói ^ Non ha terror per me. Dell'inclito tuo foglio

Si falvi il difenfor . _

Quefto fol chiedo e voglio*'" Giufto Signor , da te .

Vedrai, te.

SCENA IV.

Dionìfio , e Nicandro .

Di \1 leandro,!© lo condanno,c ne ho rimprfo, M. iN Di rifbker è tempo. l Di Ne la virtù de l' un non bèn gaftigo *

La perfidia de T altro. ; N/'. Sovvengati la legge, e *1 giuramento. Dì, E mi fovviene anche d' Areta il pianto-; N/. A chiederti dolente

Ella verrà la fua vendetta. Di E rabbia. ' Ni. Ma in Selinunte .

, Ni. Con la fua morte . ^ "t- V

Le paiferai di nuoVa piagi ii core' '

E qui

. T T O ,

P^^* ''"^ verfcrà piaflri amore.- - - Si"^^," Seliniinte Arem aimnrc^

Ti turbi? Trae ddlor...- ^ " Di Va. Ta rhe^tdTfo. ' "'r' ^ !i nr'^^^^afi;;!! condannato aVia 11ìàSfe&^': iv/. Efcguirò..., ^Mà.,. ^ Z)/. Non frappór ditnbrà . ' ; ' ^

A7-^Ìlw"^^ punirlo : Or v& fc^e tnora : ^ (A^cf Retrov;o un riyaT^ifià^t^fau giovaV) tiequiro fédéle,, - ' , Veggo'chè bVami e Vù^ Nei giufti cenni tuoi

Contentò il rtuo rigor'. La legge tua fp.reziata La fedeltà macchiata^ ^Mol iportc e vùoÌ-*'ftròf :

*Efequirò , vt,

:S> t E "N .A 'y.'^ ^retày t i fiiddcw .

A lui parli la ^figlia , a luii^s^aànié; parte, Ar. Re per quaj Tuo dtliftò Selinunte cof^anni?

€ji a tie chiede tua triòrtc ? A dii la aevi>

Mende e parricida^

Meride ha da mbriV. Fuggi r iniquo .

Perche Icioglieme i <:eppi ?

Quella vita trra mia . Tu mcrgruràiflu

Rendine à me ragion. Se a me no» vuoi ,

Rendila aj.giidre eftifitó.

T F K Z O. M

R<!ndik a h fua fe . Rcndil^^a vN\imi .Ma li padre^^ già in obblio. Kotn e la kit

Spergiurati gli Dei-. . - -, . Infelice fonr io . Ta^ingiufto fcr.

P/. A reta, ti trafporta un cieco aftettòv S'ioScliaunte aflblvo, iir va^ da l uri» Vendetta gridcria; l' ombra. écl padre. . Ma non fia ver, che invendicata lai lalc)^ Bera ottìai Selinunte. ^ Chi toglie un reo da pena? Settcntra a pena eguale . ^ ^ Dclufa ei fu. Temer dovea . S< «eflo Ber ramici a che o*ir ? Chi v«^l coftrmfcl Credulo fu o malvagio ; ^ punilco O fua. erediriità , s^'egli ì: tradito . O fua malvagità, fe tradir volle. ÌBen adempio mia fe. Siufto fon la, E regno ;,ed'l ragione il vokr mio . Ar. Mal' di ragion ccntcnd<i Col fovrano itvaffallo . 11 torto i mio. Mia la fciagtira e Icmtao ]P» ver. urto tu fei. Fede mi fcrbi- li padre e vendica tol punito ^ l'uccifor . Tutto fi compie Di Selintinte al fato. Ah, sì, <U quella Che tu fede ora appelli, ed io fierezza Ti affolvo . lo la rinunziò. Io la detdto^ Meride torni ancor dei fuo dcftino m tafcio in libertà. Chi ar ir omicida'. Già perdonò pub perdonargli ancora V Ho coraggio,, ho virtù, cui chieder pfollo^. Senza doverla a. te^v la vendetta-. Sciolgafi Selinunte. ^ . Iki me akro fangue il morto- padre alpetta. Ucftiwp ^ te men duole

Che ir vrcin» a' morir m tu H xoadiJinì , - ^h,«der grazm eoln'aggmf provóca.- à fdegno : >f ^ T.''"'?"^ P'«à con tant' orgoglio. Dj fftinfolata, figJia.. '««'l^ur« -feltri* ftclferrircu-n«; Ufeil tipjtftó^ '

pS^ "m*"I'' ° ''^^l'ia il «Ipolttocè. Mende intanto - ;

Per fai var Seiiotmte. . - ^ ?, j ' E che far deggfo > i^ii n

E dolore e furor mal tf coBfiaKxV the in te ve^o l'amante c nonJa Mi*. l*Pnifeffl, ingrato. cor«, K?,, ,

t oltraggio dèi p^o amsa,-,,! Ò li tu ben fai qual. è ,. , - ^,/, q fia iiamjBa tua oSad natan-: , v €hiijder dovevi in petto O non ie dar riccPto; E tu bea lai perchè

(Uefto folo mancava, al mio tomento/ IJei caro Selinunre- Wrer io Fomiciila. . Aimè l^rfè il fttó. Spemto av«i - Da un Re , benctò fevero , t Quelk^ pietà chr dji un rivai Ma Wv

D'amore h ftelJa, -'V . Cloe J'alme confola,, Nemica c i,ubt;lia. .

R z^o/-

fempre per me . Attlni ipfdici ' L'acerbo dolore^ BU' povero core

Sapete qua! V. j3,,^,„, ec.

Atrio "^•^■fi^^^lif -^tèS?^^^ CO ruogQ- eminente , noDiimen»: auuu

per Diowfro^. . .^

P voftro favor portommioltronf.

I?u delTcol perverrò il^-vil (angue,-.

Non del mo cor. L' fparfo

E dolente e. coftretto. Aft«ea|^<^f J/°"''

Mai non »fep con una 1^./^,'^

Se pria con Tàltr* non pe«>

lelinunte oP condanno } e condannato

Credetel reo. .

S- Sn£' Erde<r morw . .S» la to^«na ""L'arto dT un moment^a^chc mii tolto. O a , tpagaaS toftoal fuo deftmo. . ^

S* ATTO

SCENA vriL

Sekmmte prefeduto da guardie e i fuddetti . '

TìEIIa amiftà, de l'alme

LJ Modo foave incflimabil bene.

L oflerta al tuo eran nume *

vittima m me ricevi,

A J Amico fedcl dubbio oltraggiofo, - De J innocenza f»a rendil ficlro^ ' Non^lo?.'" 'ndugiar, perchè tradito}

S C E N A IX.

Già vjcn M^ndc. ^

iV/. Ei viene/ O IRC infelice f

a Ja tua gloria:

Ne ho comandi , e ne ho preghi .

t tua faro, quando al crude! fuo fero

Con tal fede il lafciai. Xe, Mende.... o Dio.'

fer-

IJ Perche non ho più vite ? AB , ne ho una folai.

Per te ; ni potrò ciarla N/. A che lagnarti? In yan rattencH. Sire,

La tua bontà qui. fi fchsrnifce: aiicora . Ir. Ei vien ...

Z)/. Ma tardo; e Selinunte mora .

Tr. No^ no. Chi piìj^i me degnoi dimorteP

Fu Tiraocrate uccifo? Io diedi il cenno.

Selinunte e qui ortaggio ?: Ha cote anch' io ^

Per offrirmi in Tua vece .

ÌMorte fia pena o dono

Rea per foffrirla y. o gcnerofa io fono. Se. Sima! ti ù ubbidifce? Il tempo il luogo ,

Quefto è del mio trionfo . Ov' ^ilminiftro?

Chiuder meglio tu3ii. poflb i giorni mici

S C E N: A U LT I MA;

MfYÌdf , poi Areta y e i fuddetù , j^' Mf. QE più tardo giugncffi, iouqud ^ei*. Se, O Qua! voce? iv^>. Eccovi il ;r«o,^

^;Mcrider ^- ^ '^^'1

Agli alti Qei grazie fien refe,

Areta fo^pravvienro-

Delufo.€ Attardi mento:

Ulefa Ila mia^fama., e tu feifalvo. , Ecco, o Re, la mia t^fla. Eccola, Arcta, Jf. Crudel i fatvo fon' io , quando mi uccidi? ^ Perchè non indugiar anco un momento ? iV!Fp.Per fempre ci ipi rcndea vile ed infame, ié. Va. I.afciami rnorir. Ten pricgo ancora. Aff. Di viltà vuoi tentarmi^ Ah, (ii più giufto- Se. che nicga ami^là ragiòn mi dia . ; M*. Qual ragione aver guai fu la mia morte ?-

S^.^Grà^ R^}.-!ck#.'argiuftÌ2.,4 -^51' ti ore» Per me ancor giu%#/- Spia mi giofno

morte, eh' cirieggA-. * Di M<!ride il diritré . li vestì»' torà} t quella e l'ora mia,. . n^v ij >I

M'. Non rinfecciswrtìiii".!;'!' o i-r-iTr.i cM. Cl

Oéiifflf, o Re. Mìfte df foàziò af «ott*

L'.ngreflb in Siragafa* ÈiCo fc'Tiftoft , £, tradito mi trovo '. - ; >'

■Dcl'defciofo.-^taidt . Altri' ttìi'Vèftb- Patini pkberiv Confiife-'i'-! ic-;; : . €G(tì^ JUi nirbà pi&>vcifiT,.o:in hb •»' ofla: 0 Glite futfiv^.riopfe- itf^ jlffoWiynèff IlW^

cuftodi. A tempo^iirnso

PcrfWia àlthii'- la ni* giailizìa rekni:

•K-«B«li»«.l»mia'peft*. , f'j .vA

[Ah' Nicandro, NjcaWròJ^J C> O »?,

Mi. E tu ornai datti pace ; e ft vuoiim^,' A /■ „, . A^elinuf^i.

Va fra 1 arrtl:aiise}-eà*Jìifci bv^'ells ttrefti-. b/rriìs J* m patria-, Non infkmia al tU&' aiWlitiò^. * ' Ma^mj :. rwi ài?tao,Re . JVisfi *kiw amore; J5 la ttìemotìa mia ,

Se'l}n«B'«e, Eritrea, ca«-' à Tfe!i 11*^. J."»'. Bèdeli aim*Wv*j: : .•; ■«■.• ^Ma<?

•Godbf* Ift' patev s"* .

. ' E* raimm^tatievi ' : !<.! . eV .-j?; Tal or di' We.; ^ v éiliv ' j ^I' ^f^Y^ è 'I cordal'af&ftnó-:]--^^ A-pmie. ^ LDd mio bent mi priva e via è nwMe. ]■■ '

A parta.

(tifai ringegtó , etói trzSi'U^dvìery Di. (Bafli affetti l^'àlfaa .otSal pittit\

Bi uaRe far voi P^tete^ .^..^i^n^io^ ^^tlho fchiaivo> e un-.tiranrtó. 5fl>,,;^,,| Grazie , 'Areta, al tuo ftlegrtp;^ ^y*^ Ghc in mio arbitrip ^^^^^^^^^ ifi^i^g ' ,xi Il g^fljgOfC 1 perdono . .'fj.^/r^fnin/rfsxM ^r. Ma farkò Selinunte. , i> ' JD/. Amiei , egual dcftirio òggi vi àtféfìdài Dividervi notv poffb . Ambo morreftc Stanche un fol condànnafli ^- ' ^ g E farei pili empete , / fuijp^H:) dar vira ad utt folp ^ ^ eh^ la inorte ad entrambi . ^A::aLì0

y^K. ( Che aicoltor . .1:'., u :^ ,t Z?/. Orsù difTipi omài ^ló'x \ titimn.r

V un dono a j'aj^ro.. A.mc vivete, c.2Ciroi^

E.fe lUogo aver p-oflb' ^ . . Z;..

rje la. vof^ra-'amiffi, fì|F\^o*ftrcrlaI^

li bel n©riìé'dr amico,,. t-l^n '*Più che qucltedi Re, tólfer^^cUro.

Sarb ir teT2:ò tm y^ . " \/^[,^i^r

E a voi dkro in nserced^ .

Un cor ftncem', uTi'inrttiatàJbì} fede . ^ ^ S^. 3eh , qua! bontà ! Signor , , wn fi grand' atta 3

Non che noi, ti fa amici uomini e Dei. Mf. Sire V ia tanta virtù giuljo ^ ch'io t^ami;

Ma a miltra-del merm in'Vaè la fperi. Er. [Gioie de l'alma mia, tema ingannarmi.]

A parte.

Dion'i/lo fcende dal fuo poflo . . C Non fo s'io goder deggia , ^apur lagnarmi.)

A pane.

%6 A r T O

2V/. [La vergogna m'opprime^.e^duol m'accoraj

Mr. Ericlca , tir compifci ^ ^"^^^^ *

La mia felicità. Te a Sefinunte,

r ^^7'^^ "«^^fca, e lieto amor vi applauda. J}^^ ' che amore in voi ftrinfe un piti bel nodo : Ed ingiullo 10 farei fe lo fcioslie/rT.

Me. A te, Signor

-D/. Quefta fi tronchi ancora Magnanima contefa . In dare if voto Mende, a favor tuo, tre cori afflitti M accufcneno di tiranno e d*" empio. Eritrea fia tua fpofa.

-V,?^.^ nel mio feno amor punirti:^ Che quafi di virtù fpogliafli Talma.) E a te, Areta: ^éntir, dia Scrinante Qualche compéhfó' nel tuo rio dolore ^ Ei fia tuo fpofo. (In vanne fremi, ocorc ì Se. Gradifco il dono ; e tu fc m'^ami , Areta A Meride perdona ^

^^I"P?.'^^ f'^' ^"'ore avrò il conforto; XT- , T?? ' ^^^^^ acerbo e '\ duolo .

^f. (ed Jofra tanti afofpirar fon folo.) Core?. Diamo a te canti, diamo a te onori, O del Cicl dono ^ bella Amiftà . Tu di virtude P alme innamori ^ E per te orrori morte non ha .

Diamo, ec*

IL FINE.