HT:35 ER SS 7a pr Ke fn L’ ABBATE LAZZARO SPALLANZANI PROFESSORE NEL COLLEGIO S. CARLO DAL 1768 AL 1769 I SUOI SCRITTI ED ALTRE CARTE CHE LO RIGUARDANO DISCORSO LETTO IL 9 NOVEMBRE 1879 DAL CONTE CAV. LEONARDO SALIMBENI ia prof. dì Storia naturale e di Fisica terrestre nel Collegio medesimo IN OCCASIONE DELLA SOLENNE DISTRIBUZIONE DEI PREMI AGLI ALUNNI MODENA TIPOGRAFIA DI G. T. VINCENZI E NIPOTI 1879. ALLO SCIENZIATO E STORICO ILLUSTRE COMM. ALFONSO CORRADI PROFESSORE E PRESIDENTE DELLA FACOLTÀ MEDICA NELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA QUESTO TENUE CONTRASSEGNO D'AMICIZIA E DI STIMA L'AUTORE DEDICA ORRNITRAR MM IICICITAK ITICIT MICA N ICICICA IS ritornato nella nostra diletta città, dopo una lunga assenza, sono felicissimo di tro- varmi oggi di nuovo in mezzo a voi, giovanetti egregi, alla presenza dei vecchi amici miei, di chiari concittadini, di persone ragguardevoli e in questa solenne festa annuale che mi torna alla mente la volonterosa e costante assiduità di ottimi discepoli, che per lunghi anni mi rese piacevole e caro l’ insegnamento. Più. volte ebhi la soddisfazione di rivolgere da questo seggio parole d’ incoraggiamento e di plauso agli alunni del Collegio e nell’ ultimo di- scorso .sciolsi un voto di riconoscente affezione e di profonda stima al benemerito ristauratore di questo stabilimento, il M. R. D. Luigi Spallanzani. 1 ds: Certamente allora era lontano dal pensare che di un altro SPALLANZANI avrei dovuto trattenervi quest’ anno per la distribuzione dei premi, onde foste riconosciuti degni e l'inaugurazione uffi- ciale degli studi. Un semplice consiglio, forse non abbastanza ponderato a mio riguardo, di un amico dilettis- simo fece che io fossi prescelto a trattare del soggetto dell’ odierno discorso, e si volle onorare il glorioso nome di Lazzaro SPALLANZANI, Cui ben s’addice la fama imperitura che grandeg- gia ogni giorno più nel mondo scientifico, co- mechè fondata su basi incrollabili. Il naturalista SPALLANZANI infatti non è sol- tanto una delle maggiori illustrazioni che la scienza possa vantare in Italia e fuori, una di quelle rare e cospicue individualità che accreb- bero ed allargarono colle loro osservazioni e sco- perte il patrimonio del sapere; ma ben anche rimane modello luminoso del fecondo metodo d’ investigare della scuola italiana; metodo che è nostra gloria nazionale e unica norma a diri- gere i passi del filosofo e del fisico nella faticosa ricerca del vero. Se non che allo splendido argomento troppo inferiore è l’ attitudine e l’ arte di chi vi parla, nè in faccia al pubblico saprei scusarmi del- IE l’ardimento soverchio nell’ accettare l'invito cor- tese, se non ponessi subito dinanzi agli occhi il lungo studio e il grande amore portato alle opere di quel sommo e la speranza di esporre cose non affatto destituite del pregio della utilità e della novità. Gli illustri personaggi negli anni addietro qui encomiati da egregi professori di questo fio- rente Istituto e che furono lustro e decoro della patria italiana nelle lettere, nelle arti, nelle armi, nella scienza o ebbero nel Collegio la prima edu- cazione, o a lungo appartennero a questo stabi- ‘ limento, come istitutori od amministratori. — L’Abbate LAZZARO SPALLANZANI ebbe invece nella sua vita operosissima ben pochi punti di con- tatto per ragioni d’ufficio col Collegio di S. Carlo; ma nel breve intervallo in cui vi appartenne, pubblicò lavori di tale importanza che ben tosto gli assicurarono altissima celebrità in Europa. Non intendo che tratteggiarvi brevemente questo periodo della vita del grande naturalista di Scandiano. Lo SPALLANZANI chiamato, secondo i biografi, da Reggio nel 1761 all’ Università di Modena, come professore di fisica e di filosofia, entrò in- vece nel Collegio la sera del 17 luglio 1763. * V? era quindi luogo a dubitare che avvenisse appunto nella predetta epoca del 1761 il suo tra- sferimento, tanto più che nella Cronaca del Col- ‘legio si legge che egli era destinato a sostituire nella Università, per ordine del Duca, il canonico Camillo Tori infermo e diveniva professore ad un tempo di lingua greca e di matematica nel Collegio. Il cronista ben a ragione se ne riprometteva non poco vantaggio alla città e al Collegio me- desimo ed aggiungeva che lo SPALLANZANI, du- rante la villeggiatura del Collegio, dettava a con- vittori grandi la storia naturale degli insetti. * Lo SPALLANZANI, coll’ assentimento del Duca di Modena, nel novembre del 1769, per accordi ! Delle memorie ossia fasti del Collegio di S. Carlo e della Città di Modena, p. 32. ? Fasti del Collegio, p. 89. Accennata l'apertura degli studi al- l’ Università, avvenuta il 5 novembre 1768, si nota che il Dottor Don LAZZARO SPALLANZANI cominciò ad essere lettor pubblico di Filosofia. SR col Conte di Firmian, passava alla cattedra di Storia naturale nell’ Università di Pavia e lasciava definitivamente l’ insegnamento nel Collegio. In questi sei anni e fra queste mura l’ insi- gne naturalista pubblicò il celebre Saggio di os- servazioni microscopiche concernenti il sistema della generazione dei signori Needham e Buffon, che fu il punto di partenza di una serie di studi, di osservazioni, di esperienze da lui compiute più tardi a Pavia sull’ origine degli animaletti delle infusioni. Quelle esperienze reggono ancora, inconcussa testimonianza dello straordinario acume dello Scandianese e della sua meravigliosa abilità nelle discussioni scientifiche e nelle più difficili os- servazioni, senza il sussidio d’altri strumenti che il rozzo microscopio del Lyonnet. Ebbi già occasione di mettere in rilievo, in uno scritto che pubblicai fino dal 1863 sulla tut- tora dibattuta questione della generazione spon- tanea, l evidenza e la giustezza dei risultamenti cui in questi difficili studi pervenne il nostro immortale maestro,* e grande fu la mia compia- cenza nel vederli di recente luminosamente con- ! Sulla elorogenia, ovvero sulla generazione spontanea. Cenni. Mo- dena. Zanichelli. 1863. DE go fermati dalle brillanti, accurate e concludenti esperienze dell’ eminente fisico Tyndall. * Tanto è vero che non basta interrogare la natura perchè essa ci risponda, ma bisogna sa- perla interrogare, bisogna mettersi nelle condi- zioni opportune del fenomeno, escludendo tutto ciò che può influire ad alterare la sua necessa- ria manifestazione. Tanto è vero che le osserva- zioni istituite a dovere conducono a deduzioni certe e irrepugnabili. Qui egli diede opera ad allro argomento in- portantissimo per la fisiologia, poichè intraprese a Wattare in questo periodo dell’ astone del cuore nei vasi sanguigni, invogliato a questo studio dalla lettura del celebre libro di Haller sul mo- vimento del sangue negli animali. — Anche que- sto lavoro ebbe il suo compimento e la sua il- lustrazione nelle quattro stupende dissertazioni sui fenomeni della circolazione osservata nel giro universale dei vasi. Le osservazioni diligente- mente discusse e da vero maestro formulate in quest opera classica costituiscono, come egre- giamente nota il Ceradini, uno dei fatti più sa- ! Les microbes organisés, leur ròle dans la fermentation, la pu- trefaction et la contagion. Mémoires de MM. Tyndall et Pasteur. Pa- ris. 1878. a fieno lienti nella storia della medicina e delle scienze biologiche in generale. * Ma non è tutto ancora. Lo SPALLANZANI CONI pose qua dentro la memoria sopra gl’ ibridi o muli, che apparve nel 68, insieme a quelle del Bonnet, dell’ Hebenstreit, e del Klein intorno al soggetto medesimo. Qua fece la traduzione della contemplazione della natura del Bonnet, corredandola di note e questo libro fu poi il testo da lui adottato per la scolaresca dell’ Università di Pavia. « Io avevo molto bisogno di un interprete, scriveva l'Autore all'amico suo, e non poteva trovarne uno migliore di Malpighi II. » Nel 1765 fra le diverse tesi fisiche che gli allievi doveano sostenere nei pubblici saggi, as- sistili dal professore, eravi pur quella meccanica del rimbalzo dei sassi lanciati obbliqguamente nell’ acqua. Intorno a tale quesito pubblicò egli nello slesso anno una perspicua dissertazione, dedi- cata alla cugina sua la celebre scienziata Laura Bassi Verati. Quivi il nostro fisico non fu troppo felice nell’assegnare le leggi di quel movimento UG. Ceradini. La scoperta della circolazione del sangue. Appunti storico-critici. Milano. Richiedei, 1876. p. 295. RS e nel combattere la leoria sostenuta dal Padre Belgrado. ‘ Le esperienze del Bonnet e del Réaumur sulle riproduzioni animali, lo invogliarono ad eserci- tare la sua attività in questo ramo interessante d’indagini, appena esplorato da quei valenti na- turalisti e in breve potè dare in luce il celebre Prédromo di un’ opera da imprimersi sulle ri- produzioni animali, che fu tradotto immediata mente in francese, in tedesco e in inglese. In quest'opera che, al dir del Fabroni, può servire di modello a quelli che procurano di far più bella la filosofia col soccorso delle lettere umane, sono condensate le sue osservazioni sul rigenerarsi e riprodursi le parli recise in alcuni animali e cioè, nel lombrico terrestre, e in quello d’ acqua dolce, nei girini degli anfibj, nelle lumache e finalmente nelle salamandre. Quivi per incidenza trattò dell’ esistenza dei girini nelle uova ranine avanti che siano fecondate. ® ! De lapidibus ad aqua resilientibus. È la seconda ‘delle due dis- sertazioni pubblicate a Modena co’ tipi Soliani nel 1765. 2 Argomento svolto poi con tutta l' ampiezza nelle celebri dis- serlazioni di fisica animale e vegelabile. Modena. Società Tip. 1780. T. I. Dissertaz. I. È notevole l'osservazione a p. 129 di questo volume, intorno al modo di far morire quasi istantaneamente i rospi, le rane e simili SI Nelle vacanze estive egli soleva addestrare ed esercitare i giovani suoi allievi del Collegio intorno a qualche ramo della Storia naturale o della Fisica e appunto nel 1764 e nel 1765 si applicò a variare con essi in mille guise i ten- tativi delle ricordate amputazioni, per osservare entro quali limiti si avverasse quella naturale facoltà riparatrice delle parti amputate in quegli animali, con quale procedimento si rigeneras- sero, quale aspetto assumessero le membra di nuova formazione, quante volte potesse cimen- tarsi con successo la medesima resezione. Il giovine alunno che più efficacemente lo assisteva in queste esperienze cra il marchese Vincenzo Frosini ed egli ne stimolava la curio- sità indagatrice e la sagace industria, invitandolo a moltiplicare le prove. — Ora avvenne che nel corso del 1766 applicato essendosi ad estendere e variare le indagini su parecchie specie d’ ani- mali, dopo molti infruttuosi esperimenti, quel giovine egregio fissò la sua attenzione sulla lu- maca e cominciò a reciderne le corna che poco animali, insinuando jper le vertebre cervicali uno stiletto con cui si distrugge una porzione di midollo spinale. Questa scoperta dello SPALLANZANI vuol essere ravvicinata al mezzo notorio, comunemento seguito dai fisiologi moderni, dell incisione del midollo allungato. 210 = appresso ebbe la fortuna e il piacere di trovare riprodotte. Fatto ardito da questo primo inspe- rato successo, non se ne stette pago e volle asportare anche parte della testa, eseguendo un taglio più profondo e anche questa volta .non vide seguirne alcuna fatale conseguenza per la vita della lumaca, anzi constatò che la parle asportata stava già ripullulando. Corse egli al- lora giubilante ad avvertirne il maestro che lo incoraggiò a continuare e intanto intraprese egli stesso alla sua volta le recisioni che sono an- nunciate nel prodromo e ne fece la storia det- tagliata in parecchie lettere dirette al Bonnet nel 1769: ma più ampiamente espose i risultati delle esperienze sue e d’ altri scienziati nelle due memorie che inserì nei volumi I e II della Società Italiana delle Scienze (1782, 1783). Ecco dunque un fatto nuovo che levò gran- dissimo rumore per la sua singolarità fra i dotti d'ogni parte d’ Europa, constatato per la prima volta da un distinto allievo di questo Collegio c divenuto nelle mani del grande naturalista un altro soggetto di ingegnose considerazioni, di verità non prevedute. Le belle elucubrazioni del maestro doveano accrescere il valore e la portata della scoperta del giovine alunno che con tanta ingenuità e ir confidente abbandono gli aveva additato le sue osservazioni c aperto l’adito a un nuovo campo d’ investigazioni. Ma vedi stranezza di eventi! Un bel giorno queste prime esperienze di Vin- cenzo Frosini dovevano ritorcersi contro il suo maestro nel momento istesso in cui questi tor- nava in Italia dall’ Oriente con una ricca messe di prodotti naturali, d’osservazioni e di stud), che soli avrebbero bastato alla sua gloria im- mortale, se non fossero già stati prima sì co- spicui e numerosi i titoli che gli assicuravano una mondiale celebrità. Correvano i primi mesi del 1787 e lo SPALLAN- ZANI, costretto a difendersi dalla nerissima accusa di furto di oggetti del Museo di Pavia, orditagli con- tro nelle tenebre da’suoi nemici, stava producendo le sue giustificazioni dinanzi alla Commissione Ecclesiastica e al Consiglio di Governo di Milano. La macchina montata con circospezione © mistero e con arte veramente maligna da alcuni professori della Ticinese Università mentr’ egli dimorava a Costantinopoli, era fondata sopra una relazione del custode stesso del Musco di Pavia il Canonico Giovanni Serafino Volta, uomo di non comune coltura e che seppe disimpegnare, con molta soddisfazione di tutti, le veci del ti- tolare durante la sua assenza. — 12 Non è qui il luogo di ritessere sui molti documenti che ho raccolti e segnatamente sul- l’incarto esistente nel R. Archivio di Stato a Milano, le fasi dell’ iniqua trama e di questo processo clamoroso che ebbe fine col pieno tri- onfo del nostro, sebbene il Bonnet non ne fosse del tutto contento: ma qui tornami acconcio il rilevare che alla calunniosa circolare a carico dello SPALLANZANI, trasmessa a tutte le Accade- mie e Istituti scientifici d’ Europa per scredi- tarlo, gl’invidi e malevoli suoi colleghi fecero tener dietro l'accusa di plagio nella scoperta della riproduzione della testa della lumaca e un libercolo diffamatorio fu inviato al Born in Vienna e altrove. Il Brignoli nella sua elaborata, ma non sem- pre diligente e talora affatto immaginosa e fan- tastica biografia dello SPALLANZANI, si studia coprire il botanico Scopoli, supposto autore di questo libello, e narra con precisione la parte avuta dal Frosini in codeste esperienze come ne fu informato dal medesimo egregio patrizio.* Si vede che l'illustre biografo non si curò di esaminare le carte dell'Archivio di S. Fedele, 1 Notizie biografiche in continuazione alla Biblioteca modenese del Tiraboschi. T. IV, p. 260. — 153- perchè vi avrebbe trovato subito la prova auten- tica di ciò che egli era tanto restìo ad ammettere e il documento originale delle prime osservazioni del Frosini. * Per verità però conviene aggiungere che anche prima del passaggio del nostro da Mo- dena a Pavia e quando egli non aveva ancora avuto occasione di manifestare il suo carattere ombratico e puntiglioso, troppo discordante colle altre eminenti qualità del suo spirito gagliardo e coll’indefettibile ardore e la filosofica serenità che lo guidavano nello studio, abbiamo altro accenno a questa disputata priorità in una sua lettera diretta da Bomporto, dalla villeggiatura del Collegio, il 13 agosto 1769 all’ amico suo Luigi Cerretti, senza che vi si faccia menzione dell’ altro autore cui nella nostra città si attri- buiva il merito principale della scoperta da certi signori. ? L’ autore certamente non vera, ma v'era bensì di mezzo il discepolo modestissimo e cor- tese che meritava essere ricordato in questa let- tera confidenziale ad un intimo amico come il ! Veggansi in fine nell Appendice ai numeri (I) e (II) le due let- tere, inedite fin qui, dello Scopoli e del Frosini. 2 La lettera dello SPALLANZANI al Cerretti, pure inedita, è qui stampata nell Appendice al numero (INI). MURS Cerretti: tanto più che di lì a poco lo SPALLAN- ZANI si lasciò andare a mettere a parte di simile notizia il P. Gregorio Fontana, illustre matema- tico, chiaritosi poi avversario suo dal processo di Pavia. Nei fasti del Collegio è ricordato il primo lavoro dello SPALLANZANI a Bomporto, appena entrato nel Collegio, quando svolgeva ai convit- tori filosofi e leggisti la dissertazione « se gli astri influiscano nei corpi terrestri »: nel mentre che il dott. Boccolari li istruiva dettando precetti di filosofia morale. * Quivi pure è registrata la pubblica disputa sostenuta con molto spirito nel pomeriggio del 5 giugno 1765 dal lodato marchese Vincenzo Frosini con numerosissimo concorso di letterati e molti applausi per l’abilità spiegata dal nobile convittore nel rispondere a sei tesi che gli fu- rono impugnate. Nella stessa circostanza lo SPALLANZANI, che assisteva il suo valente discepolo, diede in luce due dissertazioni di fisica, le quali, osserva il 1 Fasti del Collegio, p. 55. Il manoscritto inedito di questa memoria trovasi nel pluteo D al N. 47 dell’ Archivio SPALLANZANI annesso alla Biblioteca: Comunale di Reggio Emilia e porta il titolo: « De influcu siderum în corpora terrestria ». — 5 - cronista, maggiormente gli accrebbero la:fama e il merito del suo sapere e sono le due disserta- zioni di cui abbiamo già tenuto parola, cioè, il saggio di osservazioni microscopiche e quella del rimbalzo dei sassi dall’ acqua. Il marchese Alessandro padre di Vincenzo, a ricompensare il figlio del brillante successo del saggio, gli permise di visitare Bologna, ove si trattenne per sette giorni, in compagnia del maestro. 4! IL Ove ci facciamo a considerare la quantità veramente prodigiosa di pubblicazioni e di scritti di LAZzarRo SPALLANZANI, ci sarà facile ricono- scere che se i suoi lavori più celebrati e le sue più importanti ricerche si compirono negli ultimi trent'anni della sua vita, quando dava opera al- l insegnamento nell’ Università Pavese, nondi- meno ebbero qui il primo e più vigoroso avvia- mento a mete ben determinate i suoi esperimenti ! Fasti del Collegio, p. 71-72. « Partono la mattina dei 9 giugno 1765, ritornando in quella dei 16 giugno, dopo aver veduto tutto il Bello cd il Buono (sic) di quella insigne città. » — 16—- nelle scienze fisiche e naturali; qui egli si valse per la prima volta del microscopio e di altri strumenti ottici per svelare i segreti della natura nel microcosmo; qui egli diede a’ suoi lavori quell’ indirizzo che il suo genio esigeva, lasciando in seconda linea le esercitazioni letterarie e gli studi classici nei quali aveva toccato la perfe- zione nel tirocinio giovanile a Reggio e a Bolo- gna, dove aveva acquistato uno squisitissimo gusto nella letteratura greca, latina e francese. * ! Com' egli fosse penetrato a fondo in queste cognizioni è chiaro dalle sue opere e fra le altre dal saggio critico ch'egli diede alle stampe sulla traduzione dell’ Iliade di Omero falta da Anton Maria Salvini. Il conte Agostino Paradisi nel pregare il conte Francesco Alga- rotti ad accettare la dedica di questo libro, gli presenta lo SPALLAN- ZANI come dotto professore di greco e saggio critico e soggiunge « Non parlo de’ suoi talenti, perchè sarebbe lungo il ragionamento, essendo egli valente matematico, filosofo e poeta, singolarmente in latino sic- come pure esperto assaissimo nell’ idioma francese. » (Algarotti, Opere. Venezia 1794. T. XIII, p. 299. Lettera del Paradisi all’ Algarotti da Reggio 22 febbrajo 1760 ). L’ Algarotti giudice competentissimo e che aveva già toccato dei difetti di quella traduzione in una lettera al Brazolo, altro traduttore dell' Iliade (stampata in Venezia nei fogli del Valvasense), letto il manoscritto, accettò con trasporto la dedica e scrisse al giovine autore di aver trovato la sua memoria piena di erudizione, di grandissima intelligenza in fatto di poesia, della più sana critica, scritta a mera- viglia, quale farà a V. S. Illima un onore grandissimo e a me ancora cui ha voluto indirizzarla. —. 7 Infatti non aveva egli dato altro passo nelle scienze naturali, prima di venire a Modena, che le due lettere dirette al Vallisneri juniore sul primo suo viaggio nei monti reggiani e al lago di Ventasso (1762). Lo SPALLANZANI matematico, fisico e lette- rato divenne adunque naturalista e fisiologo; dove?... a Modena e nel Collegio di S. Carlo. La gloria più grande del nostro ebbe qui la sua origine. Non è nostro compito l’ esporre i grandi pro- gressi delle scienze naturali in Italia nel se- colo XVIII, ma possiamo affermare che si rias- sumono nei lavori dei due capi scuola più insigni che allora fiorissero nella nostra penisola, il Valli- sneri seniore e lo SPALLANZANI. I grandi insegna- menti del Vallisneri occupano i primi trent'anni del secolo, le meravigliose opere dello SPALLAN- ZANI si estendono agli ultimi quarant anni e grande è la luce che dalle loro osservazioni e scoperte s’ irradia ancora sulla scienza. Nel 1730, alla morte del Vallisneri, il Mura- tori pianse la perdita dell’illustre amico chiaman- dolo onore dell’ Italia e chiese quando mai si arriverebbe a un altro ‘simile soggetto! Eppure chi avrebbe potuto sospettare che l’uomo desi- derato dal sommo storico era già nato l’anno 2 SOS precedente nella terra stessa che fu patria del Vallisneri, e lo avrebbe di gran lunga superato ? Lo SpaLLanzani fu allettato allo studio della natura principalmente dagli scritti del suo cele- bre compatriota; potè compiere la sua educa- zione mercè il sussidio della fondazione Valli- sneri e ai consigli del Vallisneri juniore dovette l'assenso del padre suo a non contrariare | ir- resistibile sua inclinazione. — Quasi ogni anno, quando non fosse stato impedito da viaggi o da missioni scientifiche, lo SPALLANZANI da Pavia, e il Vallisneri juniore da Padova si recavano al loro paesello natio e quivi dimoravano nelle va- canze estive ed autunnali in amichevole intimità. Nè vi mancava un altro amico modenese, molto versato nelle scienze naturali e punto conosciuto dai dotti, Giuseppe Rovatti, i cui lavori erano te- nuti dallo SPALLANZANI in grandissimo pregio e che dal 1769 in avanti fu il correttore e revisore fedele dei libri che il nostro andava pubblicando a Modena. Nel ricchissimo archivio di manoscritti del marchese Giuseppe Campori, con tanta cortesia messo a mia disposizione, si conservano pur quelli delle esperienze e delle osservazioni di questo esimio nostro concittadino e un fascio di 161 lettere inedite dello SPALLANZANI a lui LIT99E dirette, che corrono dal 1769 al 1796 e conten- gono molte notizie interessanti. Da queste, come pure da altre carte che mi caddero sott’ occhio, viene tolto di mezzo il forte disgusto e 1 ani- mosità di SPALLANZANI contro Vallisneri, dissa- pore architettato dal Brignoli che indarno ne fantasticava le celate cagioni. * Il. I manoscritti SPALLANZANIANI della Biblio- teca di Reggio diedero dapprima i materiali al celebre bibliotecario di Ginevra, il Sénébier, per compilare le opere postume « Mémoires sur la respiration » e « Rapports de l’ air avec les étres organisés. » * In seguito i compilatori della raccolta di let- tere di vari illustri italiani dei secoli XVIII e XIX * pubblicarono diversi opuscoli del nostro, con una scelta che certo non fa troppo onore al loro discernimento. Quel che è peggio in tanta abbon- danza di note originali e di scritti stamparono ! Loc. cit. p. 254, 255. 2 La prima in 2 volumi, Genéve, Paschoud, 1803; la seconda in 8 vol. ivi 1807. 3 Reggio. Torregiani, 1841-43, 10 volumetti. — 20 — come inedito ciò che era già stato pubblicato dall’ autore stesso. Nè s’ intende come, toccando delle epoche più luminose della vita del nostro, abbiano essi saltato ed ommesso di pianta il sessennio splendidissimo del suo soggiorno in Modena. Furono in questa raccolta pubblicate 284 let- tere di corrispondenti dello SPALLANZANI scelte nelle filze dell’ Archivio di Reggio. * Più recentemente vi altinse il dottissimo prof. comm. Alfonso Corradi e in una elegante comu- nicazione all'Istituto Lombardo ragionò di quelle . preziose carte e mise in luce lo sbozzo del Viag- gio da Venezia al seno di Valona nell’ Albania c quello di una dissertazione sul Bosforo Tracio, i quali si trovano nel lometto V del Viaggio di Costantinopoli. Il Corradi pubblicò pure sei Iet- tere del nostro, relative a quel viaggio, indiritte al conte di Wilzeck. * ! Sono 18 filze contenenti 815 lettere. Nè l'importanza delle ma- terie trattate in queste lettere, nè la coscienziosa disamina di ciò che vi si riferisce alla vita e alle ricerche dello SPALLANZANI, valsero di norma ai compilatori, che vi appariscono quasi affatto digiuni di co- gnizioni nelle scienze fisiche e naturali. Ù 2 Tometto II, del manoscritto inedito, L' opuscolo del Corradi intitolato: / manoscrilli di LAZZARO SPALLANZANI, è estratto dai Ren- diconti del R. Istituto Lombardo del 1872. T. V, fasc. 15, 16. ata Fra i manoscritti copiosissimi di Reggio, il giornale del viaggio di Costantinopoli è quello che sempre e più di ogni altro attrae l’attenzione dei visitatori e dei dotti e a buon dritto se ne desidera la pubblicazione. ‘ — La difficoltà di ordinare le cose contenute in quel manoscritto non isfuggì al Corradi; ma non consiste tanto nella compilazione, resa assai più agevole e pronta dall’indice minutissimo o registro delle materie che ho condotto a fine, quanto dalla ne- cessità di raccogliere tutto ciò che riguarda quel viaggio e si rinviene sparso nelle lettere, nelle memorie, e nelle note della reggiana e di altre raccolte di autografi del celebre scienziato, non che ne’ manoscritti delle lezioni, senza perdere di vista le notizie già pubblicate. In una parola sarebbe prematuro dare in luce quelle osserva- zioni interessantissime e quel viaggio, che in ta- lune parti potrebbe restare monco ed incompleto, senza aver fatto prima una diligente ed accurata recensione di tutte le opere e delle carte che di lui conservansi. Cento novantatrè volumi disposti in due plutei stanno nell'archivio della Biblioteca di Reggio. 1 Veggansi: Corradi. Op. cit. p. 18 e 19 dell’ estratto. Gibelli. Commemorazione di LAZZARO SPALLANZANI, Pavia, 1871. eg Una ricca serie di osservazioni, di esperienze, di note, minute di lettere, traccie di lezioni è posseduta dal marchese Giuseppe Campori, in- sieme a moltissime lettere di corrispondenti che servono mirabilmente a chiarire la vita e i la- vori del nostro. ‘ Altri due volumi di manoscritti si hanno nella Biblioteca di Parma e fra questi lo schema di alcune sue lezioni. Nè conviene dimenticare le carte esistenti presso privati a Reggio e a Modena, come, per tacer d’altre meno considerevoli, quelle del cav. Carlo Boni e del conte Giorgio Ferrari Moreni. ? ! Questa collezione, che è la più importante dopo quella di Reggio, si compone di 95 minute di lettere dello SPALLANZANI, di 188 altri autografi e documenti e di 583 lettere dirette a lui da non meno di 158 corrispondenti. ? Presso il cav. dott. Carlo Boni esistono: 1. Due lettere fam. dello SPALLANZANI al cognato Quirico Medici. 2. Dodici lettere fam. dello stesso al nipote prof. Gio. Cosmo Medici. 3. Memoria sul modo di combinare la parte sistematica della scienza con lo spirito d'osservazione ( inedita ). 4. Discorsi (5) tratti dalle sue opere, in occasione di laurea d'ingegueri. 5. Lettere dello SPALLANZANI al fratello Nicolò in data di Pera 8 no- vembre 1785, simile alla lettera num. I diretta al conte di Wilzeck, pubblicata dal Corradi. Op. cit. p. 29. 22 novembre e 29 dicembre 1785 ( inedite ). 25 marzo 1786 in parte simile a quella di pari data al Wil- zeck. Corradi. Op. cit. p. 35. 6. Lezioni fatte nell'anno 1787 ( inedite ). SO Il dott. Domenico Nardo infine nel suo la- voro « sui progressi della fauna adriatica da Op- piano fino a dì nostri » cita alcuni lavori del Val- lisneri e dello SPALLANZANI sulle produzioni ma- rine dell'Adriatico e dichiara di possedere fra i suoi codici un libro di osservazioni microscopiche fatte in Chioggia dal nostro naturalista nel set- tembre 41784, trascritte dall’Ahb. Nicola Duse di Chioggia. ! Il conte Giorgio Ferrari Moreni possiede: 1. Tre lettere dello SPALLANZANI al marchese Gherardo Rangone due delle quali da Pavia 16 aprile 1787, 11 aprile 1788 ( inedite ) e la terza da Pera 25 marzo 1786, in parte uguale a quella diretta al conte Wilzeck, pubblicata dal Corradi, p. 37 a 39. 2. Due lettere a Giuseppe Rovatti da Pavia 7 marzo 1791, 4 feb- braio 1794 ( inedite ). 8. Lettera famigliare al prof. Sgargi Bartoli di Bologna da Pavia 30 del 1796 ( inedita ). 4. Lettera al dott. Michele Araldi. Scandiano 30 ottobre 1797. Stam- pata nel T. VIII, p. 10. Lettere di illustri italiani. 5. Brano di lettera a Gio. Sénébier. Stampata nel T. VIII, p. 14, ivi. 6. Due lettere alla signora Chiara Nunesvaise. Pavia 2 dicembre 1798, e Pavia 6 del 1799 (la 2° molto importante ) ( inedite ). 7. Due discorsi per laurea d' ingegneri, tratti dai Viaggi alle Due Sicilie. 8. Manoscritto dell'articolo sulla fecondazione artificiale per la Nuova Enciclopedia italiana. In Prodromo della Nuova Enciclopedia italiana dell’ abate Ales- sandro Zorzi. Siena, Pazzini e Bindi 1779, p. 129. © Commentario della Fauna, Flora e Gea del Veneto e del TI 'rentino. Anno I, p. 125. PERONI Per ciò che si riferisce alle osservazioni e alle indagini compiute sulle produzioni marine a Costantinopoli, nel Bosforo Tracio e nel Mar Nero e durante il viaggio marittimo da Venezia a Pera, conviene aggiungere che nella mente dell’ autore esse dovevano coordinarsi a quelle istituite sull’ Adriatico a Chioggia, Rovigno e Ri- mini, come pure alle altre fatte in diverse parti del Mediterraneo a Marsiglia, a Genova, alla Spe- zia, a Messina, di cui egli aveva già dato al pub- blico alcuni saggi. Forse l’ opera promessa aveva a modellarsi sul piano dei celebri ed amenis- simi Viaggi alle due Sicilie e in alcune parti dell’ Appennino, ! e in capitoli diversi compren- dere la narrazione del viaggio, la descrizione dei luoghi e dei costumi, le osservazioni meteorolo- giche, le indagini sugli animali terrestri e ma- rini, lo studio delle roccie e dei minerali. IV. In questi manoscritti trovammo fra le altre cose che lo SPALLANZANI sottopose al microsco- pio sottilissime lamine o scaglie dei minerali che ! Pavia, Comini 1792-97, 6 vol. in 8° SZTOS tO gli capilavano sotto mano e ne discusse e deter- minò la struttura precorrendo così i moderni nella indagine micrografica delle roccie. Troppo a lungo ci condurrebbe il toccare an- che soltanto di volo le osservazioni originali ed argute raccolte in questi scritti dove rivelasi tutto il carattere tipico e l’ impronta propria del talento industrioso dell’ aulore: ma invano si cerche- rebbe in esse quella forma di composizione ele- gante, spigliata e sempre nitida e corretta che rende classiche per la lingua nostra le opere edite dello SPALLANZANI. Se tanto non possiamo avere e dobbiam contentarci dei materiali, speriamo almeno che sì giunga a compilare questa, che è la più se-- gnalata fra le opere inedite, e si traggano dagli altri manoscritti nuove contribuzioni alla scienza, nuovi titoli di gloria per l’ immortale Scandia- nese. Quale meraviglia non sorgerà in noi nel tro- vare in quelle carte del profondo pensatore e filosofo perfino toccati quei fatti che costituiscono le fondamenta della moderna teoria Darwiniana, come le alterazioni degli animali nello stato di domesticità, 1’ ereditabilità delle modificazioni, il cangiamento delle specie per cui ne sono nali dei generi? TIGRE Alcuni dispregiatori altezzosi dei nostri grandi maestri, rancidi per essi e lasciati troppo indie- tro della moderne conquiste della scienza, ci di- ranno con un sorriso di scherno che indarno ci applichiamo a fregiarli di qualità che non ebbero, che perdiamo tempo e fatica a studiarne le me- morie e il metodo d’ investigare, che i colossi di ieri divennero pigmei di fronte all’ odierna scuola. Ma la critica illuminata, perseverante, severa non piega il capo a queste volgari pretensioni di cervelli infatuati del solo progresso del giorno, dimentichi dell’opera titanica di quei veterani che lo resero possibile e ce ne spianarono la via colle loro scoperte e coll’insegnarci l’ arte , finissima di osservare e di cimentare il mondo fisico, quell’ arte sovrana che troppo di leggieri crediamo unico nostro vanto lo avere afferrato. Ma se ci addentriamo in quelle memorie non ancora secolari apprenderemo tosto la vastità de- gli orizzonti in cui può spaziare l'intelligenza e l’acume di un uomo di genio e troveremo giu- stificata I’ ammirazione dei contemporanei e la stima crescente dei posteri verso Lazzaro SPAL- LANZANI. Quale figura fra le nostre glorie cittadine e nazionali sarebbe più degna di un pubblico mo- numento? Facciamo dunque plauso al progetto SONIA dei buoni Scandianesi di onorare degnamente la memoria del grande fisiologo, come ci è caro encomiare il pensiero di chi regge questo Isti- tuto che ce ne volle presentare in quella tela la maschia e severa effigie, ma crediamo che tor- nerebbe assai più nobile e proficuo monumento a quel grande italiano il rendere di pubblica ra- gione gli scritti e le esperienze inedite di lui, lo studiarne a fondo i sicuri ammaestramenti e il- lustrare così decorosamente a comune vantaggio la storia della sua vita e de’ suoi lavori. * Ed eccovi, o giovanetti, tratteggiata una delle fonti più rigogliose e sempre rinverdita delle dottrine scientifiche nella storia della Natura. Quivi altingendo vi abiliterete a procedere con piede fermo nella ricerca. del vero. Possiale voi imitare l’ instancabile ardore dello Scandianese sugli alpestri dirupi, sulle lave infocate, sui flutti perigliosi del mare, la costanza imperturbabile negli esperimenti e nello studio, la volontà indomita a fronte d’ogni ostacolo e non piegata mai, nè dai disagi, nè dalla vec- ! La Rivista teorico-pratica di scienze mediche e naturali, periodico riputatissimo diretto dal chiarissimo prof. Antonio Carruccio, nel suo XII anno (1874) assunse a nuovo titolo di onore © di operosità il nome dello SPALLANZANI. PZUORIA chiezza. Possa in voi penetrare una scintilla di quell’ entusiasmo per la scienza che rende sì attraente e proficua la lettura dei libri e delle memorie di Lazzaro SPALLANZANI e forse un giorno rammenterete con piacere il consiglio col quale oggi concludo, incitandovi a meditare quelle pagine non appena vi accingerete allo studio delle naturali discipline. APPENDICE (I) Ecco quanto scriveva. con maliziosa inten- zione il prof. Giov. Ant. Scopoli da Pavia il 25 gennaio 1787 al marchese Vincenzo Frosini. Illo Sig. Sig. Pron Coliio Un mio corrispondente di Francia che sta attualmente formando la storia delle riproduzioni animali, mi fa ricerca se quella risguardante la testa delle lumache sia stata veramente scoperta in origine da V. S. I. come ho sentito dire e poi ampliata dal Sig. Abbate SPALLANZANI. Non essendo ciò a mia notizia e premendomi di servire l’amico, mi prendo la libertà d'indirizzarmi a V. S. I colla pre- sente, supplicandola di qualche lume sull’ articolo esposto, affinchè, verificata la cosa, possa il di Lei nome entrare nei fasti letterari, come è di dovere, ed aver io la fortuna di riconoscere l’intrapresa di un cavaliere di merito non comune, quale intendo essere la S. V. Ilma, a cui ho l'onore di rassegnarmi con distinta venerazione Di V. S. DIlma Devot.° Um.° Servo GI0. ANT. SCOPOLI. = 80 —- (11) La risposta, degna della lealtà e franchezza del gentiluomo che la vergava, in data di Mo- dena 6 febbrajo 1787, merita di essere conosciuta e suona così: Illo Sig. Sig” Pron Colilio In risposta alla sua gentilissima delli 25 scorso, pieno di quella riconoscenza ben dovuta a V. S. Illîîa che tanto s'interessa per la mia gloria, ma altrettanto amico del vero, non posso risponderle che quanto segue: Negli anni 1764 e 1765 essendo io convittore in questo Collegio dei Nobili fui eccitato dal mio maestro di fisica il Sig” Abbate SPALLANZANI a fare delle esperienze sù le riproduzioni delle parti di alcuni animali, mentre egli stesso facea sul medesimo proposito molte osservazioni, special- mente nei lombrici tanto terrestri che acquatici. Malcontento io di vari tentativi inutilmente fatti su diversi insetti, rivolsi nell’ anno 1766, le mie sperienze ed osservazioni sopra le lumache ed avendo veduto che si riproducevano le corna, m’avanzai a tagliare anche loro buona porzione della testa e avendo osservato che si mantenevano in vita e vedendo segni non dubbi di già incominciata riproduzione, diedi conto delle mie osserva- zioni al Maestro che mi animò a proseguirle. Infatti dopo alcuni mesi ebbi il contento di presen- targli una lumaca che avea riprodotta quella porzione di testa che le aveva recisa e allora il Sig.” Abbate SpaL- — 31 — LANZANI me ne mostrò ben quattro da esso lui secreta- mente già mutilate e che stavano rifacendo la testa. Dal sin quì detto può V. S. Illma senza più, intendere la piccola parte che io ho in questa scoperta che posta nelle mani del Sig." Abbate SPALLANZANI, è stata dal me- desimo tanto illustrata che si può dire già tutta sua, come l’ ha dichiarato egli stesso più d'una volta nelle sue opere e in questo mentre desideroso di poterla servire in altra occasione, con distinto rispetto mi protesto Devîo Obb.° Ser. Il Priore Vincenzo March. FROSINI. (III) Lettera dello SpaLLanzaniI al Cerretti, esi- stente nel R. Archivio di Stato in Modena. Amico Carissimo Se codesti cavalieri, che ignoro chi siano, parlano in generale della riproduzione della testa in alcuni insetti, eglino hanno ragione e voi avete il torto. Il polipo sa riparare la testa recisa, come ha scoperto il Tremblay, al quale insetto non la cede nè il millepiedi acquatico, nè il lombrico terrestre, per osservazione del Réaumur. Certo verme d’acqua dolce gode pure della medesima preroga- tiva como lo dimostra evidentemente l’ Insettologia del Bonnet. Non fo parola degli autori da voi menzionati Redi, Vallisneri, etc. a’ quali erano ignoti siffatti prodigi. Se poi — 32 — pretendono essi che la riparazione della testa nelle lu- mache non sia scoperta mia propria, ma di altro autore, a me sembra che abbiate tutta la ragione di patrocinare la mia causa. Almeno a me non è noto questo autore; e non solo il libercolo dell’ Europa letteraria, ma i naturalisti italiani e d’ oltremonte hanno tutti la bontà di farmi que- sta giustizia. Un'opera ultimamente stampata dal Bonnet, che ha per titolo Palingénesie de la Grace e che aspetto a momenti, parla diffusamente di questa scoperta attri- buendola a me. Altrettanto fa pure la rispettabilissima R. Accademia delle Scienze di Parigi, come si raccoglie dall’ Avant Courcur. Che se, quantò alle lumache, codesti signori sentono per avventura il contrario, ciò mostra la loro in- nocenza nella storia della Natura. Questo è quanto mi suggerisce di rispondere a voi, amico carissimo, la nuda e semplice verità. Aggiungo solo, riguardo alle lumache, che difficilmente sarebbesi creduto che rifacessero il capo, per esser questo compostissimo, laddove la meraviglia è incomparabilmente minore nel polipo che è una spezie di budello semplicis- simo che intanto si chiama avere il capo, in quanto ha un’ apertura per cui entra il cibo. Sono e sarò sempre Bomporio 13 agosto 1769. il V.ro L. SPALLANZANI. >